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Spalletti soffre Mou, per lui incarna l’ingiustizia: fa un gioco povero ed adorato

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Spalletti soffre Mou, per lui incarna l’ingiustizia: fa un gioco povero ed adorato

La sfida dell’anno per l’uomo di Certaldo, scrive Giancarlo Dotto sulla Gazzetta dello Sport raccontando di almeno 3 ottimi motivi

La sfida dell’anno per l’uomo di Certaldo, scrive Giancarlo Dotto sulla Gazzetta dello Sport raccontando di almeno 3 ottimi motivi. Di seguito alcuni stralci: “Il dover tenere invariata la distanza di sicurezza dalle rivali, togliendone una definitivamente di mezzo. La Roma. Il capitolo più intenso e controverso della sua storia di allenatore. José Mourinho. Al netto delle dovute e non del tutto insincere dichiarazioni di stima, il suo vero antagonista. Il suo altro da sé.

José è l’inferno di Lucio. E’ lo schiaffo permanente alla sua vita. José è tutto quello che Lucio avrebbe voluto essere e non è nel suo libro dei sogni e tutto quello che non potrà mai essere nella vita reale di tutti i giorni. José è nato con la camicia. È l’allenatore che viaggia da sempre in Bentley, nel lusso, è il Seduttore che può chiedere tutto perché tutto gli sarà concesso, è l’Incantatore che fa giocare un calcio povero alle sue squadre, avendo comunque la folla adorante ai suoi piedi, quando un altro, al posto suo, sarebbe linciato e lapidato in pubblica piazza.

Lucio soffre José, ma solo perché incarna l’infinita ingiustizia della vita. Nel profondo, in realtà, lo stima e un po’ lo invidia (smetterà di farlo probabilmente il 4 giugno, alla fine di Napoli-Sampdoria). Pagherebbe di tasca sua per comunicare come sa fare inimitabilmente il portoghese, per avere un’oncia del suo charme maliardo. Lo ama e non lo sopporta allo stesso tempo. Ambivalenza che non ha, invece, nei confronti di altri colleghi. Non stima Max Allegri e considera probabilmente Antonio Conte un allenatore più fortunato che abile”.

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