Il calcio italiano si trova ancora una volta al centro di un dibattito acceso sulle sue contraddizioni e criticità, e Pietro Lo Monaco non si sottrae dall’esprimere un giudizio netto, toccando temi che vanno dalla gestione federale al momento del Napoli, sino alle difficoltà sociali che pesano su molti nel Paese.
Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, Lo Monaco ha commentato la situazione attuale della Nazionale e del movimento calcistico italiano con grande schiettezza. Portando l’esempio di un suo amico che guadagna appena 1.400 euro al mese e fatica ad arrivare a fine mese, il dirigente sportivo mette in luce come i problemi di fondo non siano solo tecnici ma anche socio-economici, derivanti da scelte politiche che sembrano lontane dalle necessità della gente comune.
Nel discorso si inserisce la critica al sistema sportivo nazionale, a partire dalla figura di Giovanni Malagò. Lo Monaco ricorda che la candidatura del presidente del CONI per la FIGC era, per statuto, irregolare, ma che ciò è stato ignorato, come se certe regole potessero essere eluse a piacimento. Duro anche il riferimento al mantenimento di situazioni anomale, come la doppia proprietà nelle società professionistiche, e alla gestione delle nomine interne, come quella di Brunelli, definita ridicola. Secondo il dirigente, l’effettivo potere decisionale risiede nel consiglio federale più che nel presidente della FIGC, e ciò riflette una mancanza di visione capace di far crescere realmente il calcio italiano.
Al centro dell’attenzione di Lo Monaco c’è anche il Napoli, squadra che continua ad attirare l’interesse per le sue scelte di campo e di mercato. Dopo l’esperienza Conte, il club partenopeo avrebbe potuto prendere due strade: o puntare su una rifondazione radicale o continuare con la squadra esistente. La scelta è caduta sulla seconda opzione, un percorso che rischia di apparire conservativo ma che, secondo Lo Monaco, non è privo di senso. Con il recupero degli infortunati e il miglioramento della condizione atletica, il Napoli può ancora dire la sua in campionato e in Champions. Tuttavia, il dirigente non nasconde la propria inclinazione personale: avrebbe preferito una ristrutturazione più rapida e decisa.
Questa analisi arriva in un momento delicato per il calcio tricolore, alle prese con una fase di stallo e con la necessità di un cambio di passo e mentalità. Il Napoli resta una delle realtà più osservate e strategiche, chiamata a dimostrare sul campo la validità delle scelte operate, in attesa di vedere se questa fiducia potrà tradursi in risultati concreti.
