Il confronto tra la società del Napoli e il tifo organizzato continua a scuotere l’ambiente azzurro, con posizioni chiaramente distanti sul ruolo e l’identità delle curve. Mimmo Malfitano, storico giornalista sportivo, ha espresso una difesa appassionata del tifo popolare, respingendo con forza le accuse di generalizzazione lanciate dal presidente Aurelio De Laurentiis.
Secondo quanto emerso nel corso di un intervento a Radio Marte, Malfitano ha sottolineato come l’etichetta che spesso viene applicata al tifo organizzato come sinonimo di malavita sia non solo imprecisa, ma pericolosa. “Non si può confondere la curva con la mafia o la camorra” ha affermato, rimarcando la storicità e la centralità della passione popolare nel cuore del calcio napoletano. Ammette che anche all’interno delle curve ci siano comportamenti discutibili, ma condanna il monolite critico che dipinge tutti come delinquenti, definendo questa visione “gravissima”.
Malfitano ha inoltre evidenziato la distanza che permane tra De Laurentiis e la parte più calda della tifoseria, citando come esempio scelte recenti che hanno alimentato questa divisione, quali il divieto di avvicinare i tifosi durante ritiri o la censura sulle coreografie con lo slogan “Il Napoli è della gente”. Queste decisioni, secondo il giornalista, lasciano un vuoto di dialogo che rischia di allontanare ulteriormente la società dal tifo autentico.
Nel disegnare il quadro del tifo napoletano, Malfitano ha sottolineato l’autenticità che si vive nei settori popolari dello stadio Diego Armando Maradona, a differenza di ambienti più esclusivi e distanti dalla passione vera. “È facile fare il tifoso in Tribuna Posillipo, dove si paga molto e si vive lo spettacolo in modo distaccato” ha osservato, ribadendo che nel cuore pulsante della curva c’è l’anima vera del Napoli.
Come riportato da www.areanapoli.it, queste riflessioni rilanciano il dibattito su quale sia il rapporto giusto tra società e tifosi, specialmente in un club che rappresenta una città dal legame profondo con la propria squadra. La questione resta aperta, con la necessità di un dialogo più costruttivo per evitare che la passione si trasformi in muro di incomprensioni.
