Il Napoli è chiamato a rialzare la testa in attacco in vista della ripresa della stagione. In radio Kiss Kiss Napoli, Paolo Del Genio analizza le cause della scarsa produzione offensiva e propone una chiave tattica che ha a che fare con il posizionamento tra reparti: la distanza che separa centrocampo e attacco potrebbe essere la spiegazione centrale dei problemi offensivi. Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, l’analisi parte da una domanda semplice ma cruciale: quanto è alta la linea di pressing e quanto spazio rimane da occupare?
«Secondo me è un problema di distanza, per voler rispondere velocemente. C’è troppo campo da coprire per troppi uomini, perché a volte siamo per troppo tempo bassi. Tanto è vero che poi, quando abbiamo alzato la squadra, abbiamo prodotto, perché le qualità non mancano. Quindi, secondo me, più siamo alti, più pressiamo, più recuperiamo il pallone a 30-40 metri dalla porta avversaria» — così spiega Del Genio la dinamica offensiva della squadra di Massimiliano Allegri, ai microfoni di Radio Goal.
La seconda tesi dell’esperto, che ribadisce come questa sfida non riguardi solo il Napoli, amplia lo spaccato alle dinamiche generali del pressing alto: «Ma questo non vale solo per il Napoli, questo vale per tutte le squadre. Dipende sempre molto dalle caratteristiche dei giocatori, nel senso che, diciamo filosoficamente, è giusto pressare molto alto e poi avere poco campo davanti per subito ripartire, quindi si è più vicini alla porta. Però magari, se non hai i giocatori giusti per quell’intensità nel pressing, può essere anche un’arma a doppio taglio. Ora non so se il Napoli abbia nelle gambe dei giocatori quelle caratteristiche per un pressing molto alto. L’anno scorso per tutta la stagione l’ha fatto molto di più, lo dicono i dati».
In questa cornice, la riflessione di Del Genio non si limita a far emergere una semplice lacuna. Si tratta di una lettura che incrocia qualità tecniche e gestione della linea offensiva: alzare la pressione comporta una richiesta fisica diversa ai centrocampisti e agli esterni, ed è dependente dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Se la squadra è in grado di replicare un alto livello di intensità, la distanza tra reparti potrebbe diventare un valore, non un limite: pressare alto permetterebbe di recuperare palloni in estremità offensive più vicine alla porta avversaria e di stimolare una fase offensiva più rapida.
La questione, dunque, resta aperta non solo per l’immediato ma anche per le scelte di sistema: la direzione tattica passa attraverso la combinazione tra equilibrio difensivo e impulso offensivo. Se l’allenatore e la rosa riusciranno a sincronizzare la distanza tra i reparti con una pressione più alta e mirata, la produzione offensiva potrebbe tornare a fluire in modo più consistente. Ma è chiaro che tutto dipende dalla capacità dei singoli elementi di reggere l’intensità richiesta e dal contesto operativo in cui verrà applicata.
L’analisi di Del Genio, accolta con attenzione dalla tifoseria, resta una chiave interpretativa: non basta volere più alto il pressing, serve avere i giocatori giusti per farlo per tutta la durata della partita. E il calendario, già alle porte, offrirà la prima grande verifica: quanto potrà la squadra mantenere quel livello di aggressività senza esaurire le energie e senza esporre spazi che gli avversari potrebbero sfruttare.
In conclusione, la scena resta quella di un Napoli che deve bilanciare due principi contrastanti: costringere l’avversario dentro la sua metà campo e preservare la solidità difensiva. Se Allegri e la squadra sapranno tradurre la teoria di Del Genio in una scelta di campo concreta, i margini per una rinascita offensiva ci saranno. Prossimi appuntamenti e prossimi incontri del campionato dovranno fornire la risposta definitiva: la distanza tra reparti, correttamente gestita, può diventare il motore di una risalita tattica e di risultati tangibili.
