Fabrizio Romano, uno dei volti più influenti del calciomercato europeo, racconta la sua storia con la schiena dritta e il cuore Napoli. In un’intervista al Corriere della Sera, il reporter che tiene in mano le trattative con il contagocce di una notte d’estate confessa quanto la sua terra e la sua cultura lo accompagnino ogni giorno. Napoli non è solo città natale, è la lente attraverso cui osserva il calcio, la disciplina e l’attenzione ai dettagli che definiscono il mestiere.
Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, Romano descrive le sue radici in modo molto concreto: “Sono nato e cresciuto a Napoli, che è sempre dentro di me: Troisi, De Crescenzo sono i miei riferimenti.” Una famiglia che gli ha insegnato l’importanza della cultura e dell’educazione, con un padre che dirigeva l’Ordine dei chimici della Campania e una madre che ha insegnato Biologia. Eppure, nonostante le basi solide, la sua strada personale è partita da un salto verso Milano a 18 anni, deciso a inseguire il sogno di diventare giornalista, lontano dai miraggi di casa.
Il messaggio centrale della chiacchierata è la consapevolezza degli errori, non la loro ricerca. “Un errore che non mi perdono? Il rinnovo di Messi al Barcellona nel 2021. Ero sicuro. Ma non è successo. C’era un problema di financial fair play ed è saltato tutto all’ultimo.” Una scelta, una certezza che non hanno retto al peso della realtà economica del club, ma anche una lezione: nel calcio, come nella vita, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Romano non attribuisce colpe a terzi né al destino: la sua eficiência è quella di chi racconta i fatti e impara dai propri sbagli, giorno dopo giorno.
Nel bilancio personale non mancano riferimenti al Napoli, città che gli ha dato molto e che continua a dare un colore distintivo al suo modo di leggere il calcio. “La notizia che avrei voluto dare ma non ho dato? Maradona al Napoli. Non ero ancora nato, ma il suo arrivo ha cambiato la mia città per sempre.” È la frase che chiude il cerchio tra passato e presente: una ferita felice di una città che ha cambiato il modo di guardare lo sport, e che resta in attesa di spezzare nuove anticipate con la stessa passione. E, per chiudere in bellezza, c’è anche una nota personale che affiora in modo quasi poetico: “Vorrei la macchina del tempo per tornare all’estate del 1984.”
Quello che Romano racconta è molto più di una carriera di successo: è una testimonianza su come una città possa plasmare la lente con cui si osservano i mercati, le trattative e le scelte tecniche. Napoli non è solo lo sfondo, ma la bussola: una bussola che mantiene vivo il riferimento a una storia di grandi miti, come Diego Armando Maradona, e a una generazione di tifosi che hanno vissuto i grandi cambiamenti del calcio dagli spalti. L’esercizio di autocritica emerge come una pratica professionale: riconoscere gli errori per rafforzare la fiducia nel proprio lavoro e continuare a muoversi con prudenza, ma anche con l’ambizione di offrire ai lettori una lettura chiara e affidabile del mondo dei grandi trasferimenti.
Il ritratto che emerge è quello di un giornalista che, pur inevitabilmente al centro della scena, resta legato a una città che lo guida: la curiosità per i numeri, la passione per la verità dei fatti e la capacità di trasformare le caution in notizie concrete. In fondo, la domanda non è se abbia commesso errori, ma come li abbia trasformati in strumenti per capire meglio una realtà in continua evoluzione.
Con Napoli nel cuore, Romano continua a raccontare il calcio con la stessa trasparenza con cui racconta la sua origine: una storia di radici, di ambizioni e di scoperte, che non smette mai di aprire nuove finestre sul mercato e sui palcoscenici dove i sogni diventano realtà. Prossimo capitolo? Anche questa è una scelta che va raccontata con la stessa cura e la stessa onestà che lo contraddistinguono.
