L’arrivo di Paulo Dybala alla Roma nel 2022 ha portato con sé un retroscena poco conosciuto legato alla storica maglia numero 10, un simbolo che Francesco Totti ha sempre considerato sacro e irripetibile all’interno della sua squadra del cuore. Nella sua autobiografia “Oltre”, l’ex capitano giallorosso ha svelato come la società abbia pensato di affidare a Dybala proprio quel numero, coinvolgendolo nella cerimonia di consegna, proposta alla quale però Totti ha risposto con fermezza, rifiutandosi di diventare protagonista di una scelta la cui responsabilità non voleva accollarsi.
Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, Totti spiega di aver ricevuto per vie indirette la proposta di consegnare la maglia 10 a Dybala durante la presentazione ufficiale al Colosseo Quadrato, ma ha immediatamente rispedito al mittente l’idea: «Se ne avete il coraggio, dategliela voi. Se voi avete questa intenzione, procedete, senza mettermi in mezzo». Per lui il peso della maglia è enorme, e davanti a una decisione che esulava dal suo controllo non intendeva assumersi una responsabilità così delicata.
La riflessione di Totti va oltre il semplice gesto di rifiuto: rappresenta una visione profonda del significato di quel numero fatidico per la Roma. Per il Capitano, la 10 non dovrebbe essere assegnata a nessuno che arriva da fuori e che magari resterà solo per qualche stagione. Serve invece un giocatore capace di incarnare lo spirito e la storia della città, qualcuno cresciuto nella Roma o con la Roma nel cuore, pronto a viverla per lungo tempo. «Vorrei che la 10 non fosse mai ritirata definitivamente, perché toglierebbe a tanti bambini la speranza di poterla un giorno indossare. Spero che arrivi un altro come me, nato e cresciuto a Roma, che scelga la Roma per tutta la vita», spiega Totti sottolineando il valore simbolico e identitario del numero.
Da questa posizione emerge non solo il rispetto per la leggenda e le responsabilità legate alla maglia ma anche una chiara indicazione sulle scelte future della società e su come dovrà essere gestito un elemento così significativo per i tifosi e per l’identità del club. Dybala, dal canto suo, non ha mai indossato la 10, segno evidente che la società ha rispettato in qualche modo questa sensibilità emersa dall’ex capitano.
In prospettiva, le dichiarazioni di Totti aprono una riflessione sulla tradizione e sul valore delle icone nella Roma contemporanea, tracciando un confine netto tra chi arriva da lontano e deve adattarsi a una realtà storica, e chi invece si identifica profondamente con il club, dedicandovi interamente la propria carriera. Una questione che rimane delicata e carica di significati, destinata a influenzare le scelte dei numeri di maglia più simbolici negli anni a venire.
