Alla vigilia di Juventus-Napoli, domenica alle 20,45, Fabio Cannavaro mette ordine tra passato e presente. Il doppio ex racconta la sfida, a margine di un’intervista per Betsson.Sport ripresa dall’areaNapoli.it.

Napolitano doc, Cannavaro ricorda l’esordio in Serie A in Juventus-Napoli 4-3 del 1993 e descrive l’emozione di vestirsi con la maglia della sua città: «Penso sia stato il giorno più emozionante della mia vita perché io sono cresciuto a Fuorigrotta, dove ho avuto la fortuna di giocare sia fuori il vecchio San Paolo che all’interno. Arrivare a giocare in Serie A con la squadra del proprio cuore non è da tutti. La Juve è una società che rappresenta proprio la programmazione, il futuro; quando uno va lì si rende conto che deve pensare solo a giocare. Se un domani dovessi allenare una di queste due squadre? Un allenatore deve ambire al massimo».

In queste parole emergono anche i timbri di una carriera che lo vede custode di una memoria nerissima, ma anche aperto ai possibili orizzonti da allenatore: l’ombra di un obiettivo che va oltre il presente, una riflessione sull’ideale massimo, indipendentemente dalla maglia.

Sul fronte tecnico, Cannavaro non lesina un parere sui profili difensivi di Napoli e Juventus. «Buongiorno mi piace molto perché è un difensore che riesce a capire il pericolo, sa quando deve accelerare, sa quando deve essere duro. Lo stesso anche Bremer perché sono due giocatori straordinari. Tutti e due hanno sempre tanti infortuni ma sia per Juve che Napoli sono due giocatori fondamentali», è la valutazione dell’ex capitano azzurro, che allarga lo sguardo alle risorse necessarie per reggere una stagione intensa.

Spalletti e Allegri, due grandi allenatori. «Sono due grandi allenatori che in questi anni hanno ottenuto grandi risultati, conoscono benissimo il calcio italiano, conoscono benissimo quello che è tutto intorno al calcio, come gestire i giocatori, i giornalisti, i tifosi. Il Napoli sicuramente in questo inizio di campionato ha pagato qualche infortunio di troppo, la Juve che rispetto all’anno scorso ha cambiato qualcosa in più, non riesce a trovare continuità. Roma e Inter? Sia Gasperini che Chivu hanno lavorato con questi gruppi e quindi quest’anno si stanno vedendo i frutti».

La foto di Cannavaro resta quella di un giocatore cresciuto sul fronte napoletano, capace di incrociare i destini di due grandi club italiani e di offrire uno sguardo maturo sul presente. La partita tra Juventus e Napoli non è solo una sfida di classifica: è un crocevia tra due mentalità ben diverse ma entrambe molto presenti nello stile del calcio italiano di oggi. Per Cannavaro, l’appuntamento è anche un palcoscenico in grado di restituire una misura sul valore delle panchine future: allenare una di queste due squadre, dice, significa aspirare al massimo. E in questo senso, l’orizzonte resta aperto, mentre le due rose si guardano in un confronto che promette di essere più di una mera battaglia tattica.

La conferma arriva da un elemento chiave: la lettura di Cannavaro su Spalletti e Allegri, ma anche l’attenzione al modo in cui Napoli e Juve hanno affrontato le difficoltà iniziali di stagione. In campo faranno la differenza le scelte tecniche, la gestione delle risorse fisiche e la capacità di tradurre le indicazioni del tecnico in occasioni concrete. È una partita che racconta tanto sul presente, ma lascia intravedere anche i possibili sviluppi futuri di due club che restano nel cuore dei tifosi e nel cuore di chi li ha seguiti da vicino, come Cannavaro.