Secondo Areanapoli.it, Massimiliano Allegri resta al centro del fuoco mediatico napoletano, non tanto per una filosofia di gioco che cambia le regole della squadra, quanto per la responsabilità di un tecnico che, nonostante tutto, viene difeso da chi lo conosce davvero. L’ex presidente del Cagliari Massimo Cellino ha parlato dell’allenatore in un modo che rischia di spezzare i lucchetti dell’indifferenza: Allegri è un tecnico che va seguito, aiutato, coccolato, perché è uno che si flagella da solo, vuole sempre fare bene e quando non ci riesce si chiude. E l’ambiente di Napoli, ha aggiunto, è tra i migliori al mondo.

Cellino, che affidò la panchina a un Allegri allora semisconosciuto in Serie A, ha sottolineato la difficoltà di giudicare un allenatore appena si verifica una prima sconfitta o una partita non all’altezza. “La realtà è che se lo mettete in discussione nella prima partita non è facile per nessun allenatore allenare. Diciamo che in esperienza Massimiliano è l’unico allenatore che dà un valore aggiunto alla squadra, uno dei pochi. Massimiliano deve stare lì vicino, il direttore sportivo deve stare vicino e supportarlo perché è uno che si flagella da solo, vuole sempre fare bene e quando non ci riesce si chiude. L’ambiente napoletano è il migliore del mondo, non si può chiedere di più, sinceramente”, ha detto l’ex patron del Cagliari.

La conversazione vira quindi su un diverso stereotipo, spesso imposto dall’immaginario collettivo: Allegri, difensivo per definizione. E qui Cellino risponde senza mezzi termini: “Lui non ha mai giocato per difendere, è sempre uno che ha giocato sbilanciato in avanti, che predice il buon gioco e il buon calcio. Lui fa quattro anni al Milan con Berlusconi e totale dieci alla Juventus. Cioè, forse qualcuno non ha ancora ben capito lo spessore dell’allenatore che c’è”.

Il messaggio si chiude con una chiamata positiva agli tifosi e all’ambiente: “Ai napoletani dico: coccolate Allegri”. Un invito a sostenere un tecnico che, secondo Cellino, ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper gestire pressioni, aspettative e risultati, e che, anche in una stagione sin qui altalenante, resta pienamente in grado di guidare una squadra ambiziosa come il Napoli.

La situazione attuale del Napoli, ricordata dall’ex direttore sportivo, resta quella di una squadra capace di esibire qualità, ma anche di subire involuzioni tecniche e risultato in modo non lineare all’inizio di questa stagione. Allegri è stato espulso in una partita contro la Roma, evento che – secondo l’interpretazione di Cellino – non può e non deve essere visto come definitivo, ma come parte di un percorso di crescita che richiede continuità di lavoro, fiducia e una gestione dialettica tra tecnico, dirigenza e ambiente.

In chiave sportiva, l’analisi di Cellino evita di trasformare il giudizio sull’ex giocatore in una condanna del tecnico. Riconosce, da una parte, la lungimiranza di un allenatore che ha costruito la sua carriera tra grandi club come Milan e Juventus, dove ha affrontato pressioni enormi e ha mostrato una certa capacità di lettura del gioco e di gestione delle rose. Dall’altra, sottolinea che l’esito di questa stagione dipende anche dall’ambiente circostante: la fiducia nei confronti di Allegri, la vicinanza del direttore sportivo e una gestione interna in grado di sostenere una squadra che ha bisogno di equilibrio tra fase offensiva e difensiva.

Se c’è una lezione da trarre dalle parole di Cellino, è che nel Napoli la relazione tra allenatore e contesto non è meno decisiva di quella con la palla e le idee di gioco. E che l’epoca dello chasing del risultato immediato può lasciare spazio a un lavoro più lungo, ma altrettanto cruciale per costruire una squadra competitiva e solida: coltivare il rapporto tra tecnico, dirigenza e ambiente, evitando di spegnere sul nascere la fiducia in chi ha dimostrato, in passato, di saper far crescere club di alto livello.