Como guarda al futuro guardando al di dentro del proprio brand. Anche in una serie A sempre più attenta ai conti, la società lariana sta studiando una svolta strategica sul merchandising: produrre e gestire in proprio le maglie, senza dipendere da sponsor tecnico esterni, con l’obiettivo di rafforzare i ricavi e rendere il modello più autonomo. Una linea che, a occhio nudo, ripropone una strada già seguita da Napoli e che potrebbe segnare un cambio di paradigma anche per altre realtà di medio calibro del campionato.
Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, la proposta ha una matrice chiara: non si tratta di una semplice ricerca di guadagni rapidi, ma di una riflessione strutturale sul controllo del prodotto, dalla progettazione alla vendita, passando per la distribuzione e la comunicazione del brand. Il Como punta a una gestione verticale che riduca dipendenze, costi intermedi e margini dispersivi, mettendo al centro la possibilità di valorizzare la maglia come asset commerciale e identitario del club.
La traccia è stata messa in campo while l’accordo con Adidas resta valido fino alla fine della stagione in corso. In tre anni di sodalizio tecnico, Como ha sempre acquistato, personalizzato e rivenduto i prodotti tramite i propri canali retail, una gestione che ha già mostrato i primi segnali di efficacia in chiave visibilità e marginalità. Ora la società lariana valuta una strada più autonoma, ispirata dall’esempio di Napoli, che ha spinto a costruire un modello di business integrato: ideazione, produzione, vendita online, negozi fisici e una strategia di marketing mirata al rafforzamento del brand.
Non è una conseguenza immediata né una semplice “opzione sul tavolo”: è una direzione di medio termine che implica investimenti, nuove competenze e una riprogettazione della catena del valore. Il passaggio potrebbe comportare una rimodulazione dei rapporti con fornitori e retailer, ma soprattutto una possibilità concreta di controllare meglio tempi, colori, taglie e disponibilità. Entro i prossimi mesi, la dirigenza di Como valuterà i margini di autonomia, mettendo a confronto costi, proiezioni di vendita e potenziali ricavi diretti dai canali proprio.
Dal punto di vista sportivo, la notizia non ha impatto immediato sul campo, ma guarda al lungo periodo: un brand più solido può tradursi in una maggiore attrattiva per sponsor e partner tecnici, oltre a una gestione più efficiente delle scorte e delle campagne promozionali. Per Napoli, il modello di controllo diretto delle maglie ha già insegnato che la monetizzazione del prodotto passa anche dall’esperienza del tifoso: scelta di materiali, confezionamento, packaging e canali di vendita riflettono una filosofia di squadra che va oltre il rettangolo verde. Se Como proseguirà su questa traiettoria, si creerà una nuova dinamica tra club di Serie A e la loro capacità di trasformare l’immagine sportiva in ricavi concreti.
La possibile evoluzione non è solo economica ma anche di gestione del marchio. L’idea di avere una maglieria pensata e distribuita interamente dal club può offrire una maggiore coerenza tra identità sportiva e comunicazione commerciale, con effetti positivi in termini di fidelizzazione dei tifosi e di internazionalizzazione del brand. Per Napoli, resta un riferimento: aver costruito una casa dove la maglia non è solo indumento ma biglietto da visita di un progetto sportivo, economico e sociale. Per Como, l’orizzonte è altrettanto ambizioso: crescere in autogestione per essere competitivi non solo sul campo ma anche nelle dinamiche di mercato che contano.
In definitiva, la notizia è questa: Como sta esaminando seriamente una trasformazione che potrebbe ridefinire il modo in cui il club monetizza il proprio successo sportivo. Non è una rivoluzione immediata, ma un percorso che, se portato avanti con chiarezza e risorse adeguate, potrebbe produrre un modello replicabile in altre realtà del calcio italiano. E nel frattempo Napoli resta il riferimento per chi crede che la gestione del brand sia una componente integrante della competitività di una società sportiva, non un accessorio. Nei prossimi mesi, vedremo se Como tradurrà questa idea in una nuova realtà commerciale capace di accompagnare il progetto sportivo dentro e fuori dal campo.
