A Napoli la riqualificazione dello Stadio Diego Armando Maradona per Euro 2032 entra nel vivo, con una roadmap di preservazione delle attività sportive e una cornice finanziaria che appare ormai tracciata. Secondo AreaNapoli.it, Pasquale Granata, dirigente del Comune, ha descritto in una trasmissione radiofonica una tappa decisiva: venerdì scorso si è riunito il pool di progettisti e tecnici, ed è emerso che il finanziamento del progetto è stato assicurato e che la candidatura sarà definita nelle prossime ore. Il contesto, ha sottolineato l’esponente dell’amministrazione, è di complessità superiore a quella dell’Arechi di Salerno, ma anche di attenzione alle procedure pubbliche: i rilievi sul terzo anello sono stati completati e l’insieme del progetto è impostato per superare l’iter dell’istituto delle opere pubbliche.

L’obiettivo resta quello di presentare un progetto che possa soddisfare i requisiti UEFA e, allo stesso tempo, offrire garanzie di funzionalità per il pubblico e per il Napoli. Restare nei tempi imposti dal dossier Europeo significa anche una gestione non semplice: la candidatura di Napoli come città ospitante per Euro 2032, infatti, è accompagnata da un calendario che prevede verifiche entro la fine di ottobre. Secondo i panni tinti di ottimismo cuciti dall’amministrazione, il progetto ha ricevuto una forte attenzione dall’ente di controllo nazionale e presenta elementi integrati che correggono alcune criticità emerse in altri contesti. Il nodo principale è la stabilità di una proposta che possa includere lo stadio di Fuorigrotta tra le opzioni di campo per le partite di maggiore richiamo, pur mantenendo la logistica di una città che già vive l’impianto come bene pubblico.

Il cronoprogramma di lavori, come delineato dal Comune, guarda a una chiusura operativa entro il 2028, con margine rispettato anche in chiave 2030. L’obiettivo, spiegato dall’amministrazione, è completare i lavori senza interrompere le attività agonistiche all’interno della struttura. Il Napoli, nel frattempo, continua a utilizzare lo stadio secondo un accordo che prevede l’apertura del campo dodici ore prima e dodici ore dopo le gare. L’obiettivo è garantire l’impianto in condizioni idonee al calendario, senza creare scompensi ai tifosi o al club di casa. Se ci saranno settori chiusi o riduzioni di capienza, l’idea è che non comporteranno una perdita di posti disponibili.

Sul fronte economico, il canone annuo è attualmente di 850mila euro. Il quadro disegna una gestione pubblica dell’impianto in cui la manutenzione resta a carico del Comune, nonostante la presenza della gestione da parte della società proprietaria dell’impianto. In primavera e in estate, i ricavi derivanti da eventi extra-calcistici hanno dimostrato che il Maradona può generare entrate significative, a volte superiori a quelle registrate dal canone annuale. In questo contesto, la valutazione sull’eventuale incremento del canone resta una questione da monitorare, senza che il Comune possa presentare una previsione definitiva su futuri scenari economici.

Un altro snodo riguarda la relazione tra Napoli e la gestione dello stadio. Si è discusso della possibilità che la società di De Laurentiis proponga uno stadio di proprietà o un modello di gestione differente. Il Comune ha sempre rimarcato che l’UEFA valuta prioritariamente gli accordi tra società e proprietà dello stadio e che l’eventuale ok definitivo per Napoli come città ospitante dipenderà dall’evoluzione di tali rapporti. In ogni caso, la scadenza del 30 ottobre resta un punto di riferimento cruciale: entro quella data la UEFA dovrà fornire il parere che potrebbe definire il ruolo del Maradona in Euro 2032 e l’ipotetica collocazione di Napoli tra le destinazioni ospitanti.

In chiusura, il discorso resta aperto, ma non privo di segnali concreti: il Comune ha ribadito che si muoverà con una logica di tutela del tessuto cittadino, senza rinunciare a una candidatura che possa valorizzare lo stadio e l’intero mosaico sportivo napoletano. È evidente che la trattativa su chi debba utilizzare lo stadio in futuro—Napoli compreso—potrà influenzare non solo la logistica degli Europei, ma anche il modo in cui la città pensa al proprio futuro sportivo. Se De Laurentiis nutre l’idea di uno stadio tutto suo, non è detto che questo scenario escluda completamente il Maradona, ma potrebbe rinforzare una discussione sul modello di gestione più sostenibile e moderno per la casa del Napoli. Entro fine ottobre sapremo se l’UEFA darà l’ok definitivo e quale assetto potrà accompagnare Napoli nel percorso verso Euro 2032.