Ex bomber di Torre Annunziata e ora capitano della delegazione dell’Under 16, Ciro Immobile guarda al futuro della Nazionale con la responsabilità di chi ha vissuto la fase della crescita dei giovani sul campo e fuori. L’intervista pubblicata dal Corriere della Sera mette al centro una riflessione semplice: la leadership non è solo tecnica, è anche morale e coesione di gruppo. Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, Immobile sottolinea che Mancini è stata la scelta migliore.
“Mancini è stata la scelta migliore,” ha detto l’ex attaccante, rimarcando subito la distanza da nostalgie o da vecchi schemi. “Non è un déjà vu né un amarcord: è una figura capace di creare gruppo,” prosegue Immobile, evidenziando come la serenità nello spogliatoio sia parte integrante del lavoro di squadra. La sua lettura sull’allenatore della Nazionale va oltre i singoli fuoriclasse: “Cerca qualità morali, tanto quanto quelle tecniche. All’Europeo la forza era data da capitani che avevano già guidato i propri club.”
In questa ottica, Immobile osserva come l’epilogo dell’edizione continentale abbia messo in luce una nuova spinta: “Oggi ha convocato i ragazzi, ha dimostrato di avere fiducia, li ha caricati. Motivati. Nessuno si tirerà indietro, i risultati del cambiamento sono già visibili.” L’approccio di Mancini, a detta del capitano dell’Under 16, è stato quello di coinvolgere tutti in modo omogeneo, mettendo il focus sul campo e lasciando fuori le polemiche.
Nel raccontare la sua esperienza personale, Immobile intreccia passato e presente: “Chi mi ha dato di più? Simone Inzaghi, dal punto di vista umano soprattutto, è unico.” E lascia dietro una nota quasi ironica sul confronto tra allenatori: “Ci siamo frequentati anche con le famiglie.” Se si guarda al rapporto con Klopp, l’ex stella azzurra non evita una battuta sul passato: “A Klopp, strano, eh? Ma al Borussia io ero troppo giovane, lui a fine ciclo. Dovrei chiedergli scusa.”
La traccia che emerge è quella di una leadership che a Napoli, come altrove in Italia, fatica a trovare solo nei grandi nomi: la crescita passa anche per persone che sanno guidare i gruppi, senza lasciarli soli nelle difficoltà. Immobile non è entrato in alcun dettaglio di mercato o di vicende societarie: ha parlato di stile, di relazioni e di responsabilità, elementi che per una formazione giovanile sono essenziali per trasformare talenti in consapevolezza del ruolo.
Per Napoli, la lettura resta utile perché mostra come una gestione centrata sul gruppo possa generare fiducia anche tra i giovani calciatori: non è solo la tecnica a portare risultati, ma la capacità di costruire un ambiente in cui ogni ragazzo sente di appartenere a una causa comune. Immobile, con la sua esperienza, rimarca che la crescita di una squadra parte dalle persone che la guidano, non dai soli numeri delle vittorie.
La notizia arriva quindi come un tassello di riflessione sul futuro del calcio italiano: una Nazionale che punta sui valori e sull’unità dello spogliatoio, una banda di ragazzi che, sotto la guida di Mancini, sembra poter crescere insieme. E se una figura come Immobile, oggi impegnato nel vivaio, lo dice con convinzione, forse è proprio questa la chiave per affrontare il domani con maggiore sicurezza.
Questo articolo si rifà a quanto riportato da Area Napoli.
