Infortuni e gestione: l’ex medico sociale del Napoli rilancia una chiave di lettura delle assenze azzurre, collegando i problemi fisici a una presunta lacuna di prevenzione. Secondo Maurizio Marassi, intervenuto a Stile tv, la questione non è solo una somma di casi sfortunati, ma una partita che parte dalla cura del corpo prima ancora che dai campi. La sua posizione è stata riportata dall’area Napoli.
Il medicoesame del passato recente, secondo Marassi, è netto: “Il Napoli non ha un’adeguata precauzione, un’azione preventiva. Oggi le società importanti nell’ambito medico-sportivo hanno il settore di prevenzione che non mi risulta sia nel Napoli e infatti molte notizie non si hanno. Per questo quando si fa male un giocatore diventa difficile valutarlo perché è top secret”. Una fotografia di cui, a suo dire, mancherebbe la chiave di lettura attraverso una gestione del rischio che vada oltre l’immediato recupero dall’infortunio.
La critica si sofferma anche sulle cause possibili, distogliendo l’attenzione da una singola collocazione geografica. “Qualcuno dà la colpa al campo di Castel Volturno, ma mi sembra strano perché il Napoli si allena sempre lì e gli infortuni sono arrivati negli ultimi anni”, prosegue Marassi. E aggiunge una lettura che tiene conto del quadro complessivo: dopo un periodo iniziale di adattamento, “il Napoli inizia a cambiare passo. Credo sia più un fatto tecnico perché Allegri non è uno che carica molto come Conte, per cui non c’è stata una preparazione per entrare in condizione in ritardo o dopo 2 mesi”.
Le parole dell’ex medico sociale non sono solo una critica ai metodi, ma una proposta di lessico per capire l’andamento della stagione. Da una parte, la presenza di infortuni che sembrano sfuggire a un modello di prevenzione consolidato; dall’altra, una spiegazione che punta sulle scelte di carreggiata tecnica e sull’impostazione della preparazione. In questo senso la discussione assume una dimensione tattica ed epidemiologica: come modulare carichi, come monitorare la risposta muscolare, come pianificare i recuperi tenendo conto di una serie di variabili che, secondo la narrazione di Marassi, non sarebbero state pienamente integrate in un sistema che vorrebbe essere all’avanguardia.
La posizione dell’ex medico sociale coincide con una domanda di fondo sul rapporto tra fisiologia dello sport e pratica quotidiana della squadra. Se la prevenzione rischia di non essere al centro della cura della stagione, restano aperti due scenari: da un lato l’impatto sull’ampiezza della rosa e sulla disponibilità dei giocatori chiave, dall’altro la gestione della dinamica degli infortuni in un calendario che non concede pause. In tal senso, la lettura di Marassi invita a rivedere, senza istigazioni né facili attribuzioni, la base su cui si costruiscono le rotazioni e le strategie di recupero.
Resta in campo, come sempre, la necessità di dati chiari e verificabili: quanto davvero manca un settore di prevenzione strutturato? Qual è la dimensione reale della gestione degli infortuni e come si traduce nel piano settimanale di allenamento e curato recupero? Per ora, le risposte non sono tutte disponibili pubblicamente, e non occorre pretendere conclusioni definitive su eventi ancora in evoluzione. Ma la contrapposizione tra una narrativa di lacune preventive e una lettura di ordine tecnico suggerita dall’ex medico sociale mette al centro un interrogativo che riguarda non solo le performance, ma la stessa architettura sportiva del Napoli.
In attesa di chiarimenti dai livelli decisionali della società, resta la sensazione che la strada per ridurre l’impatto degli infortuni passi, oltre al tapering dei carichi e ai protocolli riabilitativi, anche attraverso una trasparenza maggiore sui processi di prevenzione. Se le criticità descritte da Marassi avessero una base realistica, le conseguenze sportive potrebbero tradursi in una gestione più accurata delle risorse umane e in una programmazione che sia in grado di mantenere la squadra competitiva anche quando le assenze si fanno sentire. Fine di una riflessione, non di una verità conclamata: restano da verificare i fatti e le ricadute concrete nel prosieguo della stagione.
