Il caso McTominay riaccende il tema della gestione medica al Napoli: tra valutazioni, tempi di recupero e scelte preventive, la vicenda mette in discussione come lo staff sanitario ha impostato l’iter clinico e la programmazione della stagione azzurra.
Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, Maurizio Marassi, storico medico sociale dell’era De Laurentiis, ha espresso pesanti perplessità sulla gestione: “McTominay andava approfondito prima”. Dunque, dopo l’avvisaglia riscontrata in Scozia, la domanda è se sia stata necessaria una visita di idoneità e se, nel frattempo, non si sia finito per circuire una valutazione che non rispecchia l’evoluzione del problema. “Dopo la prima avvisaglia avuta in Scozia avrà fatto una visita di idoneità? E non c’era questa aritmia? Non lo sappiamo. Mi preoccupo che possa aver avuto un primo episodio di aritmia del campionato del Mondo e aver avuto nonostante ciò l’idoneità. Un ragazzo che ha avuto un problema in Nazionale doveva essere approfondito”, prosegue la sua analisi, mettendo in fila dubbi e responsabilità dienda a ogni passaggio decisivo.
Marassi va oltre la singola vicenda tecnica: “McTominay si doveva operare ad agosto”. Per l’ex medico, la finestra di fermo prevista avrebbe potuto cambiare volto all’avvio di stagione, offrendo al centrocampista una finestra di recupero mirata e, forse, un rientro anticipato rispetto a quanto avvenuto. Il ragionamento dell’esperto non si ferma qui: l’analisi si fa ancora più ampia nel confronto tra tempi e contingenze di gruppo. “Ora, credo che due mesi siano sufficienti per la ripresa, però abbiamo perso per 2 mesi un giocatore che poteva essere forse fermato ad agosto e quindi recuperato prima. Questo problema poteva essere risolto ad agosto e mi pare che anche un altro giocatore del Napoli aveva un problema a giugno ed è stato operato ad agosto. Sono un po’ avvilito perché vedo che non combattiamo ad armi pari con gli avversari”, sostiene nel suo intervento pubblico.
L’eco di queste parole arriva dentro la cornice della stagione: una gestione medica che galvanizza, ma al tempo stesso inquieta se i tempi di intervento non coincidono con i reali bisogni del giocatore e con le esigenze della stagione. In campo, McTominay ha seguito un percorso diverso da quello ipotizzato, e la riflessione dell’ex medico mette in luce come una decisione clinica possa avere ripercussioni sia sul rendimento immediato sia sull’equilibrio della squadra.
Per Napoli, la questione non è solo tecnica. È un richiamo al metodo: prevenzione, controllo e tempistica degli interventi come elementi chiave della competitività di una rosa. Le parole di Marassi fanno da specchio a una stagione che chiede chiarezza non solo sui ruoli tecnici, ma anche su come si devono gestire i rischi sanitari, sia per McTominay sia per gli altri under investigation. In tal senso, la vicenda diventa una lente di ingrandimento sul lavoro quotidiano dello staff medico e sulle scelte della dirigenza.
Nel frattempo, l’orizzonte resta aperto: la situazione clinica di McTominay continuerà a essere monitorata, così come quella di eventuali altri calciatori che potrebbero presentare problemi simili. Il Napoli è chiamato a dimostrare che la cultura della prevenzione non è una frase di circostanza, ma una pratica reale capace di guidare la squadra verso i prossimi appuntamenti decisivi.
In conclusione, la storia di McTominay mette in luce una lezione essenziale: nelle lotte interne alla Serie A, la medicina del club non è solo supporto, ma asse portante della programmazione sportiva. E se l’occasione di agosto fosse persa, la responsabilità non sarebbe solo di chi ha gestito l’evento, ma di chi ha potuto prevenire l’emergenza. Per ora, Napoli guarda avanti, fortemente convinta che il valore di una rosa si misuri anche dalla qualità delle scelte mediche che la sostengono.
