Secondo AreaNapoli.it, l’imprenditore Matt Rizzetta sogna di costruire un impero sportivo a Napoli, intrecciando basket, pallavolo, rugby e real estate sotto l’etichetta Napoli, con il calcio al centro di un progetto destinato a cambiare la mappa cittadina e la percezione internazionale della città.

Il cuore dell’iniziativa resta la SSC Napoli. Tra la fine del 2025 e l’Ottobre 2026 Underdog Global Partners avrebbe avviato e mantenuto contatti diretti per rilevare il club azzurro, mettendo sul tavolo un disegno che, se realizzato, creerebbe un ecosistema multisportivo di livello globale. E se da una parte De Laurentiis ha sempre escluso l’uscita dalla gestione sportiva, dall’altra le fonti non mancano di sottolineare come la distanza tra le parti sul valore dell’operazione sia significativa: da una parte una richiesta intorno ai 2 miliardi di euro (circa 2,2 miliardi di dollari), dall’altra una proposta di Underdog compresa tra 1 e 1,3 miliardi di euro (1,1-1,5 miliardi di dollari). Nell’insieme, il club azzurro è valutato in circa 795 milioni di dollari, con ricavi attestati a 204 milioni nel 2025.

«Matt Rizzetta sogna di costruire un impero», sostiene chi segue da vicino i contorni del progetto. Una cornice che integra non solo interessi sportivi, ma anche una dimensione industriale e immobiliare in grado di generare sinergie tra calcio, basket e altri asset sportivi sotto il cappello del marchio Napoli. L’idea è centrarsi su un modello di ecosistema capace di far valere Napoli non solo come città di calcio, ma come polo di attrazione internazionale per diverse discipline.

Sul tavolo, oltre alla partita sportiva, c’è anche una progettualità infrastrutturale pesante. Da un lato l’obiettivo di rinnovare in profondità lo Stadio Diego Armando Maradona tramite un project financing da circa 500 milioni di euro (560 milioni di dollari); dall’altro, una svolta legata al basket che non è semplice passerella, ma una strategia con ambizioni concrete. In questo capitolo, infatti, la proposta prevede la costruzione di una nuova arena di basket di proprietà, valutata circa 300 milioni di euro (335 milioni di dollari) con una capienza di 12.000 posti, ai quali se ne aggiungerebbero altri 3.000 per grandi concerti. L’investimento complessivo stimato per il progetto includerebbe circa 400 milioni, tra cui una quota d’ingresso di 80 milioni, orientata a posizionare Napoli Basket nel radar della EuroLeague. In parallelo, sono in corso contatti con la NBA per individuare possibilità future legate al basket europeo.

L’ambizione più ampia di Underdog è chiara: attrarre ulteriori investitori e costruire un fondo diversificato focalizzato su Napoli, con l’obiettivo di raggiungere, nei prossimi 15-20 anni, un valore superiore ai 20 miliardi di dollari. Una prospettiva di lungo respiro che mette Napoli al centro di una fase di espansione internazionale, non soltanto sul piano sportivo ma anche su quello della lead generation di brand e infrastrutture.

Il piano non si limita al calcio e al basket. Se l’intesa con la famiglia De Laurentiis dovesse decadere, esisterebbe un “Piano B” molto definito: Underdog avrebbe già pronta un’alternativa da circa 100 milioni di euro. Si tratterebbe dell’acquisizione di una società di livello inferiore, come Juve Stabia (Serie B) o Real Aversa 1925 (Serie D), per poi rilanciarla con rebranding e proprietà intellettuale riacquistata a inizio 2026. L’obiettivo sarebbe trasformare quel sodalizio in una realtà nazionale in grado di scalare le categorie fino a raggiungere la Serie A, con infrastrutture moderne, settore giovanile competitivo e iniziative sociali mirate, per aprire un derby di città che potrebbe ridefinire la rivalità locale tra Napoli e la sua area metropolitana.

Il quadro dipinto è ricco di potenzialità, ma resta molto rischioso e dipendente da autorizzazioni, finanziamenti e disponibilità delle parti interessate. L’assenza di conferme definitive sull’acquisto della SSC Napoli, la complessità di un “ecosistema” multisportivo capace di competere a livello europeo e la sostenibilità di un imponente piano infrastrutturale richiederanno tempo, trasparenza e una profonda compatibilità tra le visioni di imprenditori, istituzioni e tifosi.

In conclusione, la riga di tracciamento del progetto è chiara: trasformare Napoli in un polo sportivo globale passando per una governance multi-disciplinare, investimenti pesanti e una possibile trasformazione del tessuto calcistico locale. Se questo scenario potrà diventare realtà, dipenderà dall’equilibrio tra capitale, consenso e risposte delle istituzioni. Per ora, resta la sensazione di un progetto ambizioso che cerca di trasformare la realtà sportiva e urbana della città, senza promettere certezze ma offrendo una visione articolata di lungo periodo. AreaNapoli.it resta il punto di riferimento primario per i dettagli della cornice finanziaria e delle dinamiche di mercato che accompagnano questa vicenda.