Notte amara in Champions League per le italiane: dopo l’Inter e il Napoli, anche il Como di Fabregas incappa in una sconfitta europea, 3-2, sul campo del Feyenoord. Una sconfitta che complica la serata europea delle nostre squadre: la giornata è cominciata male e si è chiusa con un KO che lascia poche interpretazioni sul momento generale del nostro continente.
Il cronometro racconta una partenza in salita per i lariani. Al 18’ la squadra di casa è stata quasi beffarda: Diao ha infilato la rete, aprendo una serata che sembrava fin da subito allungarsi sul ritmo dell’Olanda. Poche battute e la reazione si è materializzata: al 20’, Zechiel ha trovato la via del pareggio, spegnendo sul nascere l’entusiasmo degli ospiti e obbligando a ripartire da capo. Il primo capitolo della sfida si è chiuso con una parità sfuggente, ma il copione non è cambiato troppo a lungo: la gestione del pallone e la profondità degli esterni del Feyenoord hanno cominciato a guidare la partita.
Nella ripresa la spinta olandese si è fatta più insistente. Al 52’ Hadj Moussa ha preso in mano le redini dell’inerzia offensiva dei padroni di casa, firmando il sorpasso con una giocata insistita che ha trovato definitiva sistemazione alle spalle di Sanchez. L’inerzia ha poi preso una piega beffarda per i lariani: all’82’ un ulteriore squillo di Moussa ha beccato la schiena dell’estremo difensore avversario, trasformandosi in autogol e raddoppio del Feyenoord. Il finale sembrava arbitrary, ma nel rettilineo conclusivo il Como ha provato a scappare con la tecnica pur rimanendo vulnerabile alle folate avversarie.
Il forcing finale dei ragazzi di Fabregas ha trovato un premio al tempo supplementare: Douvikas ha arrotondato il tabellino con un gol al 90+; il 3-2 finale è arrivato al triplice fischio, ma non ha cambiato il tono della serata. Per il Como resta di certo il primo stop europeo della stagione, un KO che mette in evidenza come la competizione continentale continui a chiedere una gestione degli episodi più lucida e una costanza di rendimento che, fin qui, è mancata quando contava di più.
Dal punto di vista tattico, la serata ha restituito alcuni elementi chiari: il Feyenoord ha saputo sfruttare la profondità degli esterni e la precisione nelle transizioni, mentre il Como ha mostrato urgenza e qualità tecnica, ma ha paid il prezzo di una gestione difensiva meno impeccabile e di una propensione agli errori non forzati che hanno costretto la rimonta a rincorrere. Diao, autore iniziale, ha contribuito al forcing offensivo fino al momento della sua uscita per infortunio, un dettaglio che ha sottratto al Como una possibile continuità di sviluppo nella costruzione della manovra. L’episodio dell’autogol subito sotto le traiettorie avversarie ha amplificato la fatica della retroguardia lariana, che ha provato a resistere fino al recupero, ma ha dovuto poi cedere allo strapotere tecnico degli olandesi.
Secondo quanto riportato da www.areanapoli.it, la serata evidenzia una distanza tra la reattività del Feyenoord e la vulnerabilità del Como: una differenza che, in partite del genere, può fare la differenza tra una serata di crescita e una notte da analizzare con i numeri. Per il club di Fabregas resta l’impegno di trasformare le scintille di talento in continuità di rendimento, soprattutto in trasferta, dove la sicurezza difensiva dovrà crescere se si vuole restare competitivi nel gruppo.
Il ko, anche se doloroso, offre una serie di spunti per guardare avanti: è una cartina di ritorno che invita a valutare con costanza la risposta di squadra in contesti competitivi ad alta intensità, a verificare la tenuta fisica dei singoli e a migliorare l’equilibrio tra fase offensiva e copertura. La Champions non regala certezze facili, ma fornisce indicazioni chiare su cosa rafforzare. Il prossimo turno potrebbe essere decisivo per capire se questa formazione riuscirà a trovare la chiave per tornare a vincere e a convincere in una competizione che, per i colori azzurri, resta una vetrina imprescindibile.
