Luciano Spalletti riavvolge il filo delle polemiche e scende sul tavolo due capitoli che hanno accompagnato la sua carriera: il legame con Francesco Totti e la parentesi Wanda Nara/Icardi. In un’intervista ampia concessa a Tuttosport, l’allenatore della Juventus affronta i temi con una lucidità che sembra voler distinguere ciò che è carattere da ciò che è atteggiamento, e aggiunge una chiave di lettura sul ruolo degli arbitri e del VAR nel calcio moderno.
Sul tema Wanda Nara, Spalletti mette una distanza netta tra ciò che la gente interpreta come “atteggiamento” e la realtà dei caratteri. “Non lo so. Ma dal mio punto di vista è molto semplice: non confondete carattere e atteggiamento. Il primo dipende da me, il secondo da chi ho di fronte.” Una risposta asciutta, che riflette la sua filosofia di allenatore orientato a separare le dinamiche personali dalle dinamiche professionali. Un taking che, se letto attraverso la lente di chi vive ogni settimana il calcio di alto livello, sembra indicare una tendenza a evitare rivendicazioni pubbliche e a concentrarsi sui contenuti tecnici e sull’atteggiamento sul campo più che su quello descritto sui media.
Poi la riflessione su Francesco Totti, altro capitolo che ha segnato la sua carriera. “Abbiamo fatto entrambi degli errori, ma lui è bravo. Anche ad essere leggero, a venirti a prendere per il c**o di continuo.” Una frase che, pur tra virgolette, resta aperta a interpretazioni: non è tanto una richiesta di giustificazione quanto un ritratto di una relazione complicata, quella tra allenatore e simbolo, vissuta sul campo ma anche fuori dal rettangolo di gioco. Dal punto di vista di Spalletti, la chiave è la capacità di riconoscere errori reciproci senza trasformarli in una testimonianza di rancore: una dinamica che, se guardata in chiave tattica, permette di tornare rapidamente all’obiettivo sportivo senza paralisi da protagonismo.
La terza tappa del discorso è dedicata alla recente evoluzione arbitrale e al ruolo del VAR. Spalletti non si intestardisce sulle polemiche, ma individua una linea di valore: “Sì, perché ha stanato i simulatori e gli speculatori dei tempi morti. In questo il Var negli anni ha dato una mano, sono ancora favorevole.” È una posizione chiara e pragmatica: il VAR non è una bacchetta magica, ma uno strumento che, se usato con rigore, aiuta a rendere il gioco più fluido e meno soggetto a letture estreme del tempo. L’allenatore invita, quindi, a considerare l’ausilio tecnologico come un supporto al fischietto, non come un sostituto della lettura del campo.
Per chi segue il Napoli, questa intervista di Spalletti oggi offre una chiave di lettura utile anche in chiave tattica e di prospettiva: il calcio contemporaneo, più di qualsiasi altra epoca, esige distinguere le “narrazioni” dai fatti concreti, rimanere fedeli al contenuto sportivo e gestire le relazioni pubbliche con un taglio sobrio. Spalletti propone una lezione di equilibrio: riconoscere gli errori, ma senza drammatizzare; difendere la necessità di una lettura chiara delle situazioni, sia dentro che fuori dal campo; riconoscere l’utilità del VAR senza rinunciare al controllo della dinamica della partita.
Il Macchina del calcio moderno non si ferma agli schemi. Da un lato, la porta resta la scena dove l’errore umano è parte del gioco e, dall’altro, la tecnologia entra come alleata per ridurre l’overreaction del pubblico e dei protagonisti. In questa cornice, Spalletti sembra orientarsi verso una filosofia semplice ma cruciale: carattere e atteggiamento possono coesistere senza confondersi; gli episodi del passato non diventano pesi che molestano il presente; e l’oggetto del gioco, almeno in chiave tattica, resta sempre la performance sul terreno di gioco e l’equilibrio tra idee e gestione della pressione.
Se c’è una lezione per il Napoli, è forse questa: non cedere alle trappole delle ricostruzioni facili, coltivare una lettura critica degli eventi e valorizzare il criterio sportivo come ancora di verità. In tempi in cui le voci intorno al calcio sembrano spesso sovrastare i fatti concreti, la fredda voce di Spalletti invita a restare ancorati ai contenuti: cosa succede in campo, come si traduce in una prestazione e come si gestiscono le relazioni dentro i club con lucidità e rispetto. Il resto, come dimostra questa intervista, è terreno di opinione. E nel calcio, come insegnano i giorni di tattica e di allenamento, l’equilibrio tra parola e azione resta la vera forza di chi cerca risultati concreti.
