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Como punta al Barcellona per DNA e indica Brighton e Brentford come modelli di mercato

Di Sabino Pardi7 Novembre 2026 - 19:5045 minuti fa 3 min di lettura
Como punta al Barcellona per DNA e indica Brighton e Brentford come modelli di mercato

Como non è più una sorpresa nel calcio italiano ed europeo: la vittoria 9-1 sul Lens in Champions League ha acceso i riflettori su una crescita che intende essere costante e sostenibile nel tempo. In una intervista rilasciata a TNT Sports, il presidente Mirwan Suwarso ha tracciato la rotta, offrendo una lettura chiara di dove vuole portare il club lariano. Come riportato da area Napoli, l’obiettivo è restare fedeli a una visione che mette al centro la cultura del club, la continuità e una mentalità che possa resistere ai cambi di panchina.

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L’orizzonte indicato è ambizioso e, a prima vista, sorprende per la sua chiarezza: “Guardiamo al Barcellona. Mercato? Due club i modelli da seguire”. È una presa di posizione dichiarata, quasi una dichiarazione di intenti su ciò che l’Como vuole diventare non solo sul campo, ma anche in termini di cultura e metodo.

In termini di DNA calcistico, Suwarso aggiunge una definizione affilata: “Vogliamo diventare come il Barcellona. Vogliamo avere quella mentalità orientata al possesso palla, al pressing alto, al controllo del gioco: un calcio attraente”. È una cornice di gioco che non è solo estetica: è una bussola per la costruzione della squadra, della filosofia di allenamento e, soprattutto, della scelta delle missioni a medio e lungo termine. Se parliamo di mercato, tuttavia, la citazione va oltre l’esempio blaugrana: “Brighton e Brentford sono diventati il modello a cui tutti guardano. Ma noi partiamo dal DNA. Qual è il nostro calcio? Come vogliamo giocare? In modo che rimanga tale, anche molto tempo dopo che ci saranno stati numerosi cambiamenti nella panchina”. Un approccio che mette la continuità al di sopra dell’urgenza di un volto nuovo in panchina.

Davanti a un progetto che si presenta come rivoluzionario senza scandali, Suwarso non rinuncia alla realtà quotidiana del club. “Como rivoluzionario? Non ne ho idea” – spiega – “mi concentro sempre su ciò che facciamo internamente e, poi, quando ci rivolgiamo all’esterno, cerchiamo di collaborare con tutte le altre squadre. Cerchiamo di lavorare insieme al di là della competizione, condividiamo ciò che abbiamo imparato e proviamo a realizzare iniziative congiunte con tutte le altre squadre.” È una traccia concreta: crescita comune, scambi di know-how, progetti condivisi in una logica di sistema piuttosto che di rivalsa.

L’apertura al dialogo non rimane solo una parola d’ordine. Esiste una consapevolezza netta dei limiti e delle sfide: “Il nostro pensiero innovativo nasce dalla necessità. L’infrastruttura commerciale del nostro club è molto indietro rispetto a tutte le altre e il nostro mercato è molto più piccolo di quelli degli altri. Ma vogliamo essere in grado di competere e, per farlo, dobbiamo trovare nuove strade che vadano oltre ciò che conosciamo e a cui siamo abituati”. Dunque, non basta puntare sul talento: servono reti, collaborazioni, progetti esterni che amplino la capacità operativa del club.

In questo contesto, la chiave è una coerenza tra presente e futuro. Il Como non si limita a celebrare una vittoria schiacciante in una competizione europea, ma sceglie di costruire dalle fondamenta una cultura calcistica riconoscibile: una squadra che possa mantenere la propria identità nel tempo, aprire nuove vie di sviluppo e, soprattutto, restare competitiva senza perdere di vista la propria storia. I passi concreti, come l’indicazione di modelli da seguire e l’apertura a collaborazioni fra club, restano i segnali di una strada che non si improvvisa, ma si costruisce. E ora resta da vedere se questa filosofia saprà tradursi anche in progressi misurabili sul campo e sul mercato.

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