Allo stadio Sinigaglia di Como, durante Como-Venezia, è emerso un episodio di discriminazione territoriale: un tifoso del Como ha urlato “Siete napoletani” ai giocatori veneziani, riaccendendo il dibattito nel calcio, come riportato da Areanapoli.it.
La frase pronunciata non è una parolaccia tradizionale né un insulto legato al rendimento sul campo: è l’uso dell’origine geografica come segno di disprezzo. Non si tratta dunque di un atto legale o di una contestazione sportiva legittima, ma di un linguaggio che riduce una persona a una provenienza, anziché valutare le sue qualità in campo.
Episodi simili non sono una novità nel calcio italiano e testimoniano quanto la discriminazione territoriale persista nel tifo, spesso camuffata da sfottò ma alimentata da pregiudizi radicati. Ogni volta che si verificano, riportano al centro della cronaca una piaga vecchia quanto il pallone: usare la provenienza di una squadra o dei suoi giocatori come veicolo di insulto sportivo è un atteggiamento che corre contro l’etica del rispetto in uno sport che deve essere inclusivo.
Per i tifosi del Napoli, la scena riporta alla memoria episodi analoghi che hanno segnato la storia della tifoseria partenopea: l’identità culturale della città resta al centro di ferite e pregiudizi, e questi episodi attestano come l’origine geografica non possa mai diventare una leva di discriminazione nel calcio.
Resta alla squadra, alle sue dirigenze e alle istituzioni sportive capire come prevenire simili comportamenti. Episodi come quello di Como ricordano che l’educazione sportiva deve andare di pari passo con regole chiare e con una cultura del rispetto che sia capace di coinvolgere tifosi, società e opinione pubblica senza generalizzazioni né esclusive.
