Secondo Area Napoli, Gennaro Montuori, storico capo tifoso della Curva B del San Paolo e ora simbolo dell’eredità di Diego Armando Maradona, ha espresso una lettura cupa della stagione azzurra, ospite di Tifosi Napoletani su Tv Luna.
Montuori non risparmia la critica: Napoli sta facendo molto male e a meno di un miracolo è purtroppo già fuori da tutto. In campionato la compagine di Allegri è staccatissima persino dal Como, quarto in classifica, e in Champions League i partenopei sono al momento fuori dalle prime 24. Una fotografia amara, che arriva da chi ha vissuto la curva e i momenti di gloria, e che mette sul tavolo una domanda centrale: quale sarà il futuro immediato della squadra?
«Il Napoli sta facendo molto male e a meno di un miracolo è purtroppo già fuori da tutto. Ma il futuro azzurro potrebbe chiamarsi Diego, non Maradona, ma Aponte. Un altro grande Diego in azzurro», ha detto Montuori durante la trasmissione Tifosi Napoletani. L’idea che affiora non è un colpo di scena romantico, ma una proposta di cambiamento che va oltre i risultati sul campo. L’orizzonte indicato dal tifoso storico è quello di una leadership che possa restituire al Napoli una dimensione di progetto e continuità, al di là delle difficoltà stagionali.
La seconda parte delle dichiarazioni vira verso il tema della gestione e della continuità: «Diego Aponte (figlio di Gianluigi e presidente del Gruppo MSC, il colosso globale del trasporto marittimo di container e delle navi da crociera) è il re dei porti nel mondo. Si potrebbe aprire una strada bella, affascinante. Dobbiamo essere grati a De Laurentiis, ci ha fatto vincere, ma ora basta, ha stancato. Bastava poco per rendere questa squadra competitiva. Ambrosino per me era decisamente meglio di Lucca», ha proseguito l’ex dirigente della Curva B, aprendo una finestra sull’ipotesi di un cambio di timoniere che non si ferma ai pur motivi sportivi ma investe la cornice societaria.
Le parole di Montuori non finiscono qui: indicano una lettura di lungo periodo che guarda oltre la singola stagione, toccando temi di gestione, identità e fiducia dei tifosi. È una voce tra le tante nel calcio italiano, ma porta con sé una domanda pesante per i tifosi del Napoli: quale modello di proprietà e quale assetto societario potrebbe davvero dare al club la stabilità necessaria per tornare a competere ai massimi livelli in Serie A e in Europa?
In termini di sviluppo sportivo, le osservazioni dell’ex dirigente della Curva B hanno una chiave di lettura tecnica: senza una dimensione ambiziosa e coerente per le prossime campagne, il Napoli rischia di rimanere intrappolato in una logica di alti e bassi che impedisce il salto di qualità. L’analisi di Montuori, pur opinabile, riflette una tensione vissuta dai tifosi tra memoria di successi e necessità di un rinnovato progetto che sappia restare al passo con i tempi, tra mercato, struttura tecnica e investimenti.
Resta, quindi, l’interrogativo su cosa possa cambiare davvero nel breve e medio periodo. Una nuova leadership societaria, se davvero si concretizzasse, non sarebbe soltanto una questione di nomi: sarebbe una scommessa sul modello di business, sull’impegno per costruire un gruppo competitivo in patria e in Europa, e sulla capacità di portare nuovamente serenità ai quartieri generali azzurri e ai territori che li seguono con passione.
Il Napoli, in questa fase, vive una stagione in chiaroscuro: una parte della tifoseria guarda già al futuro con una speranza rinnovata, mentre l’ansia per i risultati manca ancora di una prospettiva chiara. Tutti gli occhi restano puntati sui prossimi passi della dirigenza, su come verrà interpretata la famiglia De Laurentiis e su quale progetto potrà realmente restituire al club la force che ha scritto la storia recente della città. Resta da vedere se le parole di Montuori porteranno a una riflessione approfondita o resteranno, come spesso accade nel calcio, una voce tra le molte, destinata a rivalutarsi o smentirsi a breve.
