Il Porto travolge il Napoli 4-1 in Champions League. Secondo Areanapoli.it, i lisitani hanno preso il largo nel secondo tempo dopo una prima frazione relativamente equilibrata, con Bednarek a sbloccare il punteggio e McTominay a pareggiare prima dell’intervallo.
Nella ripresa la squadra di Farioli accelera, e firma la rimonta con Gabri Veiga. Da quel momento la cornice è sempre the Porto: Jakub Kiwior regala il 3-1 agli ospiti, poi Samu chiude i conti dal dischetto. Espulso Rafa Marin, la serata si complica per il Napoli, che esce dal campo con una sconfitta pesante e priva di segnali di controllo sul finale.
La nazionale di reazione è stata messa nero su bianco dagli episodi chiave: Bednarek rompe gli equilibri nel primo tempo, ma è nel secondo tempo che il Porto mette la freccia e allarga il punteggio. Veiga firma la rete che rompe l’equilibrio, e Kiwior cala il poker, chiudendo una partita che ha visto i portoghesi pressare alto e sfruttare le occasioni in retroguardia azzurra.
La serata ha acceso gli animi tra i tifosi e la stampa. Carlo Alvino, giornalista di approfondimento, non ha nascosto la sua frustrazione per l’esito e per quanto visto sul campo: “Non è possibile prendere tante reti su calcio piazzato, senza nemmeno saltare. I calciatori del Porto sono stati liberi di saltare indisturbati e di battere a rete”.
La replica non si è fatta attendere. Durante la trasmissione su Kiss Kiss, Alvino ha aggiunto: “Con tutto il bene che voglio al Napoli, non accetto di incassare certe reti. Nel secondo tempo siamo spariti”. A intervenire è stato Emanuele Calaiò, che ha contestato la lettura dall’esterno: “Ho visto delle cose assurde. Magari avessi avuto io tanto spazio in area di rigore come i calciatori del Porto, ai miei tempi queste cose non accadevano”.
Analizzando la lezione tattica, appare evidente che il Napoli ha accusato una rottura nella gestione dei palloni inattivi. Il goal di Bednarek ha accesi i venti del cambiamento, ma la vera differenza è sembrata nella capacità portoghese di controllare i ritmi e di capitalizzare le palle inattive, dove la pressione è risultata decisiva. L’espulsione di Marin ha complicato ulteriormente l’inerzia della gara, aprendo la possibilità per il Porto di gestire il finale senza ulteriori traumi. Dalle registrazioni di campo, si può dedurre che nelle battute finali sono stati gli spazi lasciati dalla difesa azzurra a facilitare l’azione del Porto, che ha trovato modo di chiudere con il rigore di Samu.
Per Napoli, resta da capire se la risposta immediata passi da una riorganizzazione difensiva o da una rivisitazione del ritmo di gara in trasferta. La difesa sui calci piazzati, fin qui la debolezza identificata in questa serata, dovrà essere la priorità di rifinitura nelle prossime settimane. In campo, resta l’annotazione di una serata complicata contro un Porto propositivo e lucido, capace di approfittare degli errori e di sfruttare ogni minimo spazio. La squadra partenopea resta adesso chiamata a riassestamenti rapidi, per ritrovare equilibrio e fiducia nei propri mezzi, in vista dei prossimi appuntamenti di Champions League.
