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Owono valuta seriamente il ritiro dal calcio per la pressione sulla famiglia di De Miguel dopo l’incidente di Tenerife

Di Sabino Pardi7 Novembre 2026 - 18:3222 minuti fa 3 min di lettura
Owono valuta seriamente il ritiro dal calcio per la pressione sulla famiglia di De Miguel dopo l’incidente di Tenerife

Secondo www.areanapoli.it, il dolore e la tensione attorno all’incidente tra Tenerife e Andorra hanno superato la dimensione sportiva, travolgendo chi era coinvolto direttamente nell’episodio e chi ne è rimasto spettatore. Owono, portiere della Guinea Equatoriale, starebbe valutando seriamente l’addio al calcio professionistico dopo l’intervento di gioco che si è rivelato fatale per Jesus De Miguel. Una pressione psicologica insostenibile, accompagnata da reiterate minacce e pubbliche contestazioni, ha trasformato una tragedia in un contesto di fragilità umana difficilmente gestibile.

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La dinamica si è intrecciata a un processo di istruttoria e polemiche che hanno alimentato una moralizzazione non richiesta sui social e sui media, lasciando tracce evidenti nella sfera privata dei protagonisti. De Miguel è deceduto in seguito all’episodio di gara; l’esito ha acceso un acceso dibattito su cosa sia lecito chiedere ai singoli atleti in campo e quanto peso debba avere l’errore umano in una partita. È una realtà che riguarda non solo il valore tecnico della partita, ma anche le ripercussioni personali di chi resta sul campo e di chi ne paga il prezzo emotivo.

Una nota significativa arriva dalle interlocuzioni istituzionali e dalle voci che circolano intorno al caso. Ana Maye, coordinatrice della nazionale equatoguineana, ha aperto un fronte pubblico sul dramma vissuto dalla famiglia di Owono, descrivendo una situazione di “persecuzione” che amplifica la sofferenza. Secondo Maye, il fratello di Owono sarebbe finito nel mirino come se fosse lui l’artefice della tragedia, e la pressione non risparmia nemmeno i genitori dei compagni di squadra. La sorella dell’estremo difensore, attualmente studentessa all’Università di Valencia, sta vivendo significative difficoltà psicologiche legate all’ondata ostile che ha investito l’intera dinamica familiare. La richiesta è di tutelare la privacy e di offrire un supporto adeguato a chi è coinvolto, perché la gestione mediatica non possa diventare la nuova aggravante.

Owono, da parte sua, manifesta una profondissima prostrazione. Il dolore è reso più soffocante dalla presenza di De Miguel lascia una vedova e un bimbo che hanno la loro storia di sofferenza da elaborare, e il portiere si sente responsabile a livello morale per quanto accaduto. La priorità è proteggere la famiglia dall’esposizione continua, permettendo a Owono di avere tempo, assistenza specialistica e un rientro graduale, qualora dovesse avvenire, ma solo con le condizioni per farlo in modo sicuro e dignitoso. In questo contesto, Maye sottolinea la necessità di un periodo di riflessione e di riposo assoluto per affrontare il trauma, confidando che sia possibile, nel tempo, intraprendere un percorso che possa restituire serenità sia al portiere che agli altri protagonisti coinvolti.

Dal punto di vista sportivo, l’eventuale ritiro di Owono non è una notizia isolata: comporterebbe un vuoto importante, anche sul fronte internazionale, dove l’estremo difensore ha un ruolo chiave. Più in generale, il caso mette in evidenza una realtà che la comunità del calcio dovrebbe affrontare con responsabilità: welfare degli atleti, protezione della loro salute mentale e gestione responsabile dell’odio digitale. Napoli e i tifosi della città modo di vivere il calcio con passione ma anche con un patrimonio di valori che invita a una riflessione condivisa sui limiti della critica pubblica e sull’importanza di tutelare chi, in campo, paga un prezzo doloroso per eventi che non controlla.

La situazione resta aperta. Se Owono si ferma o meno resta una decisione personale, vincolata al supporto che potrà ricevere e al tempo necessario per elaborare quanto vissuto. Ogni sviluppo futuro dovrà essere letto non come una colpa, ma come una possibile fase di recupero della dignità personale e sportiva, nel contesto di una comunità che non può ignorare la dimensione umana di chi indossa una maglia e (talvolta) si trova a dover reagire a una tragedia globale.

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