La sconfitta del Napoli contro Porto in Champions League ha ufficialmente aperto la crisi. Ai microfoni di Radio Radio, Riccardo Trevisani ha avanzato una lettura puntuale sulla gestione della squadra, finora affidata alle scelte di Napoli di Massimiliano Allegri.

Secondo Area Napoli, Trevisani ha rispolverato una frase di Allegri per incisiva provocazione: “Di sicuro oggi c’è la certificazione che ci sono le categorie, come diceva Allegri. Nel senso che con la stessa squadra dell’anno scorso Conte ha fatto secondo in classifica in Serie A. Nelle difficoltà è riuscito comunque a fare un campionato molto decoroso nonostante i problemi e gli infortuni. Ma sappiamo che il colpevole è chi ha preso Allegri, si sapeva perfettamente chi fosse Max”. Un passaggio che, a parere dello speaker, sposta il cuore della questione dall’emergenza sportiva alle scelte azionarie della società.

Questo ragionamento ha portato Trevisani a indirizzare la critica direttamente verso De Laurentiis: la lettura che ne esce è una responsabilità attribuita a chi ha affidato la panchina a Allegri, soprattutto in una fase in cui la squadra sembra avere meno risorse rispetto alle aspettative. E in chiusura di ragionamento, Trevisani ha sottolineato come la dinamica tra dirigenza, allenatore e gruppo resti il nodo cruciale per capire quanto successo possa essere recuperato nelle prossime settimane.

Non è la sola considerazione emersa dall’intervento radiofonico. L’ex analisi del gruppo “avanti con gli anni” non regge, secondo Trevisani, di fronte a un crollo così verticale: “Non è che siccome la squadra è vecchia il Napoli è autorizzato a perdere la metà delle partite. Lo fa perché la gestione sta andando male”. Una critica che mette in discussione l’alibi dell’età avanzata della rosa, ponendo l’attenzione su scelte di gestione e sull’efficacia delle risposte a una stagione che si è rivelata fin qui poco lineare.

A completare il mosaico, Trevisani ha richiamato un altro riferimento esterno per accentuare la discussione: De Bruyne. “Kevin non è uno simpatico, l’ho visto discutere con Guardiola, Conte e in nazionale. Ma è un grande campione. Certo non devi neppure insultare qualcuno se non gli passi la palla, anche se con Lucca ci sono galassie di differenza”. Un riferimento che, nel contesto, serve a rimarcare che le carriere di eccellenza non si giudicano dai contrasti ma dai risultati, e che anche i grandi calciatori hanno momenti di tensione con allenatori e compagni.

In politica sportiva, questo tipo di interventi alimenta una lettura molto comune tra i tifosi: le difficoltà immediate non si risolvono soltanto con parole d’ordine o rimpianti del passato, ma richiedono una ricomposizione credibile tra chi guida la società, chi allena la squadra e chi la vive ogni domenica sugli spalti o davanti allo schermo. L’eco di Trevisani ribadisce la domanda centrale: quanto potrà cambiare, in tempi rapidi, la situazione se la gestione viene percepita come la radice del problema?

Per Napoli restano, ora, da affrontare le sfide immediate in campo e, fuori dal rettangolo verde, la riflessione di dirigentes e influencer sportivi è già parte del racconto della stagione. Trevisani, con le sue letture, aggiunge un elemento di discussione: la crisi non è solo una questione di risultati, ma di responsabilità, di scelte e di fiducia, tra organigramma e campo. Se non si chiarisce questa linea, la discussione rischia di restare su piani altissimi e poco concreti, anche se il dibattito resta vivo tra i tifosi, tra i programmi e tra le prossime strategie del club.