Società Sportiva Calcio Napoli (SSC Napoli) non ha bisogno di sermoni tattici, ma la discussione aperta da Pistocchi — che definisce Como una meraviglia e invita i tecnici italiani a imitare Cesc Fabregas — accende un dibattito utile: che cosa vale davvero importare da un modello straniero? E perché Capello, sul versante opposto, storce il naso?

Prima cosa da chiarire: imitare non significa copiare pedissequamente. I consigli di Pistocchi riguardano aspetti concreti della costruzione del gioco che Fabregas ha saputo esaltare a Como: gestione del tempo palla, letture preventive tra le linee e progressione con pochi tocchi che disinnesca il pressing. Sono dettagli che possono essere utili a Napoli, specie se rielaborati pensando alle caratteristiche de Gli Azzurri e alle sedute al Centro Tecnico di Castel Volturno.

Il punto di frizione con il pensiero di Capello non è ideologico: è pratico. Capello teme l’eccesso di schematismi importati che possono irrigidire. È una preoccupazione sensata, ma non invalida l’idea che certi principi — riconoscimento delle zone di superiorità numerica, movimenti di sponda e scambi rapidi per scardinare linee strette — possano essere integrati senza snaturare l’identità partenopea.

Per il Napoli le aree di intervento sono chiare. Prima: lavorare sulla progressione verticale dalla difesa, non solo con lanci lunghi ma con triangoli rapidi che coinvolgano il centrocampo basso; secondo: aumentare la qualità decisionale nelle mezze ali e nei registi a centrocampo, convertendo il possesso sterile in pericolose penetrazioni; terzo: colmare i vuoti tra centrocampo e attacco con movimenti sincronizzati, così da non lasciare Fabregas-style libero di dettare i tempi agli avversari.

Sul piano pratico, significa sfruttare le sessioni al Centro Tecnico di Castel Volturno per esercitazioni mirate su transizioni posizionali, smarcamenti in campo corto e triggers di passaggio che costringano la difesa avversaria a scoprire spazi. Non serve rivoluzionare gli schemi del club: serve precisione, ripetizione e adattabilità. È quel famoso mestiere dell’allenatore che trasforma un’idea in automatismo utile durante le partite allo Stadio Diego Armando Maradona.

In definitiva, la lezione di Como è questa: prendere il meglio senza tradire la propria identità. Per Napoli è una possibilità di affinare strumenti già a disposizione, non un dogma da seguire. In campo, come al bar, si discute; ma il vero giudice resta il campo.

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