Società Sportiva Calcio Napoli (SSC Napoli) ha un nodo tattico evidente: la condizione di Scott McTominay condiziona l’equilibrio della squadra. L’osservazione di Alessio Marocchi — «Il problema del Napoli si chiama McTominay» —, emersa nel dibattito post Napoli-Bologna, non è un giudizio estemporaneo ma il riconoscimento pubblico di una verità pratica che la squadra sperimenta da settimane.

McTominay, per caratteristiche fisiche e ruolo in campo, svolge funzioni doppie: interdizione nella zona centrale, copertura vicino alla linea difensiva e inserimenti in avanti che danno profondità alla manovra. Quando è disponibile, Gli Azzurri possono permettersi fragranze di aggressività centrale e una maggiore libertà per i trequartisti; senza di lui, l’allenatore è costretto a ripensare l’assetto, spesso prediligendo mediana più tecnica ma meno coprente, oppure ricorrendo a un doppio centrocampista che altera i tempi di pressione e il riaggancio difensivo.

Il punto è che non si tratta solo di sostituire un elemento: si cambia logica. Al Centro Tecnico di Castel Volturno la preparazione quotidiana diventa anche esercizio di adattamento tattico, con prove di moduli alternativi e strategie per limitare il calo in fase di non possesso. In partita, la disponibilità di McTominay modifica gestione delle transizioni: con lui in campo il pressing può essere più verticale e rischiare meno sulle ripartenze avversarie; senza di lui, i terzini devono abbassarsi di più e il baricentro tende a scendere, sottraendo campo agli attaccanti.

La ricaduta si vede anche nelle scelte di panchina e nei cambi: la sostituzione del centrocampista non è un semplice avvicendamento di uomini ma un segnale che impone ricalibrazione immediata. Al Stadio Diego Armando Maradona, la tifoseria avverte questo scarto: Curva A e Curva B chiedono continuità di gioco, ma la continuità è spesso frutto di equilibri che dipendono, appunto, dalla presenza di un uomo che unisce fisicità e dinamismo.

Se l’osservazione pubblica di Marocchi ha il merito di mettere il dito nella piaga, la risposta pratica per I Partenopei è duplice: rafforzare le alternative tecniche in rosa e stabilire protocolli più rigorosi di rotazione e monitoraggio fisico. Il Napoli non può permettersi che la disponibilità di un singolo giocatore decida la sua identità tattica; ma riconoscere che accade è già il primo passo per progettare una squadra meno vulnerabile a una variabile così cruciale.