venerdì, Aprile 4, 2025
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A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Francesco Montervino, direttore sportivo del Casarano ed ex calciatore del Napoli, che ha parlato della gara tra Juventus e Napoli, in programma venerdì, ma non solo.

Che gara si aspetta tra Juventus e Napoli? “È chiaro che, sotto il punto di vista tecnico e tattico, è una partita che gioverebbe al Napoli. Gli azzurri hanno dimostrato che, contro le squadre che esprimono gioco come Real e Inter, non sono riusciti a venir fuori con dei punti. Contro squadre che esprimono un gioco diverso, invece, si può pensare ad un risultato diverso. Si incontrerà una Juve in salute, che punta chiaramente al campionato, vista l’assenza dalle coppe. Inoltre, è pur sempre la Juventus, abituata e proiettata al successo. Sarà un avversario tosto”.

Da un lato avremo Chiesa e Vlahovic, dall’altro Osimhen e Kvaratskhelia. Quanto saranno determinanti questi giocatori? “Saranno sicuramente determinanti in positivo, ma anche in negativo. Squadre come Juve e Napoli, che si basano molto sulla qualità dei propri calciatori, sperano che, in gare come questa, i valori possano venir fuori. Se i giocatori fossero al 100% non ci sarebbe storia, punteremmo sempre sul duo Kvara-Osimhen. Sono giocatori fondamentali per il Napoli. Chiesa e Vlahovic, invece, sono giocatori forti, pedine fondamentali di quella che, ad oggi, è l’unica vera antagonista dell’Inter”.

Montervino: “Infortuni? Ci sono, ma responsabilità va condivisa”

Il Napoli, non riuscendo a garantire continuità nei novanta minuti della gara, dovrà riuscire a non mollare. “Il Napoli pare avere nelle gambe un solo tempo e, quando devi affrontare tre competizioni, questo non ti aiuta. È fuori discussione che dare un segnale di continuità nei risultati è il giusto percorso per mandare un messaggio al campionato. Non è facile mantenere continuità in tutte le competizioni, ma l’obiettivo dovrà essere quello di rientrare assolutamente tra le prime quattro”.

Crede che i recenti infortuni siano una responsabilità principalmente del preparatore atletico? “Non è mai simpatico dare la responsabilità ad una sola persona. Si lavora sempre in gruppo. Il vecchio staff ha sicuramente delle responsabilità, sia tattiche che atletiche. Tuttavia, la responsabilità va condivisa. Oggi, il preparatore atletico non è lo stesso di un tempo, c’è un lavoro concordato con tutto lo staff tecnico. Inoltre, bisognerebbe pensare anche a chi ha scelto quello staff, a chi ha condiviso un percorso con loro”.

Cosa è mancato al Napoli a livello di empatia? “E’ il risultato che, alla fine, determina anche l’aspetti mentale. Molto spesso diciamo che, quando si vince la domenica, il lunedì mattina sarà migliore per tutti. Quando vinci risulti sempre più bello, più simpatico. La mancanza di risultati ha comportato una certa negatività. Soprattutto, in una città come Napoli tutto è esasperato. Si passa da un estremo all’altro. La sensazione che ho avvertito è che, con lo staff tecnico precedente, non fosse mai nata una sinergia con l’ambiente. Mazzarri, invece, potrà riaccendere la simpatia di una piazza con la quale coltiva un ottimo rapporto”.

La Salernitana ha ancora chance per rialzarsi? “La Salernitana, per me, non è una squadra da ultimo posto. I granata sono a tre punto dalla salvezza e, dunque, hanno tutte le possibilità di rialzarsi. Le qualità dei granata sono quelle di una squadra da metà classifica. Mi auguro che possa salvarsi, sono un sostenitore dei club del sud. Soprattutto, la mia famiglia vive a Salerno, sono di parte… Nelle prossime gare, però, sono convinto che la Salernitana potrà fare qualche punticino importante”.

La sconfitta contro l’Inter cancella ogni speranza di contendere il tricolore? “Anche se avesse vinto con l’Inter, il Napoli non avrebbe avuto possibilità di lottare per lo scudetto. È chiaro che una vittoria avrebbe potuto garantirti un diverso ottimismo. Oggi, più che pensare allo scudetto bisognerà pensare a qualificarsi tra le prime quattro del campionato”.

Ci sono delle affinità tra questo Napoli e il Milan del 1997, con l’esonero di Tabarez, il ritorno di Sacchi e l’undicesimo posto? “Questo Napoli mi ricorda anche il post triplete con Benitez. Quando non si vince da tanti anni ed arriva il risultato, inconsciamente il rischio è quello di sedersi. È un qualcosa di fisiologico. Naturalmente, un conto è un calo fisiologico, un altro è il rischio di sparire del tutto”.

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