Episodi e sfortuna: Napoli, un ko bugiardo. Ma i black out preoccupano e il Maradona ora è un tabù

Poteva essere una partita della svolta, per rilanciarsi pienamente nella corsa scudetto dopo un inizio a handicap. Invece, la partita tra Napoli e Inter è stata la pietra tombale delle speranze di difendere lo storico titolo vinto l’anno scorso. Gli azzurri si ritrovano ora a leccarsi le ferite e a capire nuovamente i perché di un’altra sconfitta.

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Quanto visto ieri indubbiamente lascia l’amaro in bocca, in primis per due motivi: la componente di sfortuna, sicuramente presente, e gli episodi, quelli arbitrali, che sono discutibili. Il Napoli infatti per larghi tratti della partita ha avuto il pallone, ha gestito il gioco e ha creato occasioni da gol: spicca la traversa di Politano ma soprattutto i miracoli di Sommer, assoluto protagonista della serata (grida ancora vendetta quella conclusione in area di Kvara salvata con un riflesso felino del portiere nerazzurro).

Poi i due casi discutibili, in momenti clou della gara. Massa ha sicuramente le sue colpe: Lautaro cintura Lobotka, gli impedisce di proseguire nella sua corsa e lo slovacco avrebbe potuto influire sull’azione che porta al successivo gol di Calhanoglu. Poi il rigore: il contatto c’è, Acerbi ‘tampona’ Osimhen che lo anticipa di netto toccando il pallone. Anche qui, nulla di fatto. L’arbitro ha cercato di far correre il più possibile, è vero, ma i due falli potevano essere fischiati: anche qui, il Napoli è sfortunato e gli episodi non girano a favore.

Ma tornando a questioni di campo, c’è da sottolineare quel black out di una squadra che spesso e volentieri esce dalla partita e rischia di sbandare pesantemente. Era successo anche con Garcia, ieri si è visto con Mazzarri: che sia una questione atletica o mentale, il problema c’è e sta influendo pesantemente. I più attenti ricorderanno la prima volta, in casa contro la Lazio: 30′ di dominio, occasioni su occasioni, poi azzurri che mollano lentamente la partita fino ad uscirne completamente. E nel finale si rischia l’imbarcata, proprio come ieri.

Infine, il tabù Maradona. E’ vero che le avversarie finora sono state di tutto rispetto, dal Real Madrid passando per Lazio, Fiorentina, Milan, Inter: tutte gare in casa. Ma il bottino piange: sette punti, appena due vittorie contro Sassuolo e Udinese. La pressione di un pubblico che si aspetta giustamente tanto dopo l’anno scorso si fa sentire: gli azzurri ora, contro avversari più modesti, dovranno gestire anche questo.

Ora c’è da fare un po’ di sano realismo e compattarsi: la vetta ormai è distante, quasi irraggiungibile. C’è da guardarsi le spalle: la Roma è attaccata, il quarto posto quest’anno è da conquistare. E’ quello l’obiettivo primario, sperando di divertirsi in Champions dagli ottavi in poi, Braga permettendo.

 


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