Napoli: Giustizia Negata? Il VAR nel Mirino e i Giudizi di Parte
È una sensazione strana, quella di dover lottare per ottenere ciò che spetta di diritto. Dopo l’ultima partita di Coppa Italia contro il Como, i tifosi del Napoli si ritrovano ancora una volta al centro di un sistema che pare remargli contro. Mentre la Procura indaga su quanto successo, sorgono interrogativi su un trattamento che sembra sempre più sbilanciato, con i partenopei costretti a combattere su più fronti, non solo quelli del campo.
Dopo il fischio finale, i social sono esplosi con commenti carichi di indignazione. I tifosi non solo chiedono giustizia per i presunti errori arbitrali, ma percepiscono un’ingiustizia sistematica, una disparità che si fa sentire a ogni decisione contestata. Un penalty non dato, un fallo di mano ignorato: in campo il Napoli si scontra con gli avversari, ma anche con una narrazione che pare volerlo criminalizzare.
Non tardano a emergere le polemiche. Tutti ricordiamo le insinuazioni nei confronti della squadra e dei suoi dirigenti, spesso accusati di isterismi o di insicurezze, mentre dall’altra parte, club storici come la Juventus continuano a muoversi tra il potere mediatico e quello economico, in un contesto dove le critiche sembrano cadere nel vuoto. Il messaggio è chiaro: si gioca una partita che va oltre i novanta minuti.
Ma cosa pensano i napoletani? Il tifoso partenopeo, appassionato e orgoglioso, sente il peso di una disparità inaccettabile, che fa sembrare il Napoli un Davide in un confronto con un Golia protetto da una costellazione di interessi. La narrazione creatasi attorno alla squadra di Spalletti si scontra con immagini stereotipate e preconcetti radicati, che si riflettono nei palinsesti e nell’opinione pubblica.
E mentre le critiche si accatastano, non possiamo ignorare il peso delle parole di dirigenti come Beppe Marotta. Il suo approccio, talvolta condiscendente nei confronti delle difficoltà degli avversari, non fa altro che mettere in luce la distanza che separa il Napoli dagli altri top club italiani. Un’analisi sportiva, se vogliamo, ma carica di sottintesi e insinuazioni. In questo clima, emerge chiaramente la sensazione che i partenopei debbano combattere non solo per conquistare punti, ma anche per affermarsi in un contesto che pare non volerli accettare.
Ne va del decoro sportivo, della correttezza e della trasparenza. Quante volte abbiamo visto il VAR rispondere in modo diverso a situazioni simili in altri stadi del Paese? I tifosi soccombono davanti a una sensazione di beffa, mentre le critiche si moltiplicano e i video rimbalzano sulle varie piattaforme, mostrando un Napoli segnato da una lotta impari.
La chiave di tutto è quella sottile linea di percezione. L’assunto che il Napoli debba dimostrare di meritare il rispetto altrui, mentre le altre squadre sembrano navigare in un’onda di favoritismi, ha radici profonde. È davvero inaccettabile che ogni episodio venga divorato dalla critica e dalle tv, mentre le altre piazze possono contare su un trattamento privilegiato.
In chiusura, la domanda è: basterà l’indagine della Procura a riaprire un dibattito già ampiamente affossato dalle convenienze e dalle retoriche dominanti? È tempo che il calcio italiano si liberi di queste ombre, restituendo dignità a chi, come il Napoli, è costretto a combattere non solo sul campo, ma anche off the field.
Siamo stanchi di una disparità che non deve esistere. È tempo di risvegliare la coscienza calcistica di un Paese intero. Napoli, la città che non si arrende, continuerà a lottare. Qual è il vostro pensiero? Come possiamo, insieme, far sentire la nostra voce?
