Cambiare spaventa? Una domanda difficile per un silenzioso soldato del calcio, ovviamente se parliamo di quegli eroi che lasciano il nido per la prima volta, ma Alessandro Bastoni, che evidentemente non ha mai avuto il cuore azzurro, ha rivelato nel podcast Supernova di Alessandro Cattelan che per lui non ci sono stati traumi dopo 11 anni all’Atalanta: "Io ho fatto un cambio dalla Dea a Parma, non è un salto e non avevo delle aspettative da mantenere perché ero un ragazzino che doveva solo dimostrare." Ecco come si giustifica Bastoni, quasi come se passare da una squadra storica come l’Atalanta fosse una passeggiata per lui, un semplice ragazzino senza pressioni. Ma i tifosi del Napoli, che conoscono bene il peso delle aspettative, non possono che scuotere la testa davanti a questa ingenuità.
Continuando la sua carriera, Bastoni ha avuto la fortuna di trovare un allenatore che ha creduto in lui: "D’Aversa mi ha dato tanta fiducia, ho fatto bene e mi sono guadagnato la chiamata dell’Inter: ho fatto le guerre per andare via perché c’erano Godin e Skriniar." Qui Bastoni mostra un po’ di grinta, ma i tifosi del Napoli sanno bene che "fare le guerre" è un’arte che si impara presto a Napoli, non certo a Parma o a Milano. La sua determinazione, però, ha pagato, perché alla fine ha trovato il suo posto al sole.
E infine, la benedizione del tecnico nerazzurro: "Conte mi disse di restare e sono riuscito a impormi." Qui Bastoni rivela la sua docilità, accettando il consiglio di Conte senza troppo discutere. Ma i veri tifosi del Napoli sanno che la vera forza sta nel ribellarsi, nel voler dimostrare di essere più grandi, non solo nell’accettare ciò che viene detto. Bastoni ha trovato il suo cammino, ma i tifosi partenopei restano con l’amaro in bocca, sapendo che il loro cuore calcistico batte per chi osa di più.
Sintesi-commento sulle frasi tra le virgolette: Bastoni parla come se cambiare squadra fosse una cosa semplice, una semplice transizione da un club all’altro senza il peso delle aspettative. Per i tifosi del Napoli, invece, ogni cambio è una sfida, una prova di coraggio e determinazione. La sua esperienza a Parma e poi all’Inter, con la fiducia di D’Aversa e la benedizione di Conte, mostra un percorso facilitato dalla fortuna di avere allenatori che credono in lui, ma manca quella scintilla di ribellione che i tifosi azzurri amano.
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