Che cosa succede quando l’esultanza di un calciatore diventa un tattoo? È proprio quel che è accaduto con Alessandro Bastoni, il difensore dell’Inter che ha trasformato un gesto controverso in un simbolo da sfoggiare, scatenando un putiferio di polemiche nei social e nei dibattiti sportivi. Questo gesto, considerato antisportivo da molti, rischia di segnare un punto di svolta nella percezione del fair play nel nostro amato calcio.
Il gesto in sé, che ha scatenato le ire non solo dei tifosi avversari ma anche di molti detrattori all’interno della comunità calcistica, evidenzia un problema di fondo: dove stiamo andando come sport? Quando un gesto che dovrebbe rimanere circoscritto a un momento di istinto viene elevato a simbolo, la linea tra sportività e provocazione si fa fin troppo sottile.
“Il gioco del calcio deve rimanere una festa, non un palcoscenico per gesti provocatori”, ha affermato un noto opinionista sportivo durante una trasmissione. Parole che risuonano forti e chiare e che fanno riflettere su quanto sia importante preservare l’integrità e il rispetto dentro e fuori dal campo. Tuttavia, la risposta dei tifosi è spiazzante: sono molte le voci che celebrazioni polemiche come quella di Bastoni, come se si trattasse di un atto di coraggio anziché di provocazione.
Si potrebbe argomentare che questo tipo di comportamenti sendoli rinforzati dai media alimenta un clima di rivalità sconsiderata e, a lungo andare, mina il senso stesso di ciò che rappresenta il calcio per milioni di appassionati. In un’epoca dove il rispetto e la solidarietà dovrebbero essere al centro dell’attenzione, l’esultanza di un calciatore che si trasforma in tatuaggio rappresenta il trionfo dell’egoismo. Ci si deve chiedere: quale direttiva questa immagine offre ai giovani calciatori, che crescono nei centri sportivi sognando di emulare le stelle del calcio?
È arrivato il momento di riflettere su dove vogliamo portare questo gioco. I tifosi si dividono, chi difende la libertà di espressione e chi sostiene che, in campo, la dignità deve avere la precedenza. La vera domanda è: il calcio è pronto ad affrontare le proprie contraddizioni o rimarrà intrappolato nella spirale di gesti eclatanti che poco hanno a che fare con la sportività?
