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Beukema assente: è davvero giusto metterlo in discussione prima della Roma?

Titolo: Il Napoli e il Silenzio Assordante del Calcio Italiano: Perché Siamo Sempre i Cattivi della Fiera

Nel cuore di Castel Volturno, mentre il Napoli lavora duramente per prepararsi alla nuova stagione, c’è un silenzio che pesa come un macigno. Sam Beukema, il giovane difensore olandese, si è astenuto dall’allenamento e non ha preso parte all’amichevole contro l’Ischia. Eventi simili accadono in ogni club, ma come sempre, gli occhi della critica e dei media sembrano puntati solo su di noi, come se il Napoli avesse l’obbligo di giustificarsi in ogni momento.

Il tifo partenopeo non è nuovo a questa narrazione distorta. Nel panorama calcistico italiano, il Napoli appare spesso come un Davide in lotta contro il Golia rappresentato dai grandi club del Nord. Quante volte abbiamo visto dirigenti di club come Juventus e Inter scivolare via da scottanti critiche, mentre ogni passo falso del Napoli viene amplificato come un dramma antico? È una questione di percezione, ma anche di sostanza.

Beukema non ha partecipato a un’amichevole di preparazione, eppure i titoli dei giornali sembrano già sentenziare il fallimento del nostro club. Siamo in un contesto in cui ogni nostra mossa, ogni decisione tecnica, viene scrutinata con la lente di ingrandimento, mentre le ‘grandi’ squadre riescono a nascondere le proprie imperfezioni sotto il tappeto. L’assenza di Beukema è interpretata come una tragedia calcistica, un segnale di crisi imminente, mentre situazioni analoghe si verificano altrove senza destare nemmeno un sopracciglio.

Questo discriminante è palpabile: il Napoli è sempre in un certo senso il “cattivo della fiera”. Ogni errore viene amplificato, ogni sfida a testa alta viene vista con sospetto. E pensare che siamo reduci da una stagione in cui abbiamo dimostrato di poter competere con i migliori, ribaltando i pronostici e sfidando l’egemonia storica delle grandi. Gattuso, Spalletti e ora Garcia hanno portato sul campo il fuoco e l’ambizione che ci contraddistinguono, ma è come se i media non volessero riconoscere questa metamorfosi. La narrativa è diversa: si preferisce illustrare il Napoli come un outsider, l’eterno sfortunato.

Un aspetto che alimenta il risentimento dei tifosi è la mancanza di rispetto da parte di alcune figure iconiche, come Marotta, che parlano del Napoli come se fossimo un club secondario. Poche settimane fa, le dichiarazioni di un noto dirigente interista ci hanno ricordato quanto sia facile dipingere il Napoli come un’eccezione in un campionato di serie A dove, per molti, dovremmo rimanere sempre sullo sfondo. Ma chi rientra nei file degli “eletti” del calcio italiano? Chi decide chi merita rispetto e chi no?

Le parole di Marotta, talvolta rubate dal contesto, risultano come una frecciatina velenosa a un club che ha investito, lavorato e lottato per rimanere competitivo. I tifosi del Napoli non possono fare a meno di sentirsi offesi e inorriditi da questa retorica. Siamo uniti, siamo passione, siamo il sud che si ribella a un sistema che non ci vuol riconoscere. Ciò di cui abbiamo bisogno è una narrazione che vada oltre il semplice risultato, una narrazione che valorizzi l’identità del Napoli come club e come comunità.

La squadra, i giocatori e i dirigenti hanno bisogno del supporto di un intero popolo. E noi tifosi non ci faremo inibire da commenti distruttivi oenzevazionistici. È il momento di alzare la voce e rivendicare il nostro posto al tavolo delle grandi. Siamo qui, lotteremo fino all’ultimo secondo della stagione per dimostrare di poter vincere, non solo sul campo, ma anche nei cuori di chi ci tifa.

Vogliamo un Napoli all’altezza della propria storia e delle proprie ambizioni, battendo pregiudizi e antagonismi atavici. La diatriba fra Napoli e i grandi club del Nord è solo all’inizio. Ogni errore, ogni insuccesso, diventerà un passo nella nostra scalata. Siamo il Napoli, e la nostra lotta continua. Dobbiamo stimolare il dibattito, generare consapevolezza e costruire un futuro che non ci veda mai più relegati a ruoli subalterni. Uniti, come sempre, contro ogni ingiustizia.

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