mercoledì, Gennaio 21, 2026

Da non perdere

Sterling troppo caro per il Napoli: ecco la via per agguantarlo senza sforzo extra

## Sterling al Napoli? Accomando ci fa sognare: un...

Napoli ci prova con Chiesa: la verità nascosta su Joao Gomes

#ForzaNapoli, Chiesa potrebbe essere il rinforzo che ci serve!...

Cosa serve al Napoli per entrare nei play-off di Champions League? Corpo e anima, manca poco!

#ForzaNapoliSempre: Il pareggio col Copenaghen ha incasinato tutto, ma...

La Serie A spaccata sullo sblocco del mercato azzurro: il retroscena interno

#ForzaNapoli, Bellinazzo fa luce sul casino del Consiglio Federale:...
PUBBLICITA

Ottavio Bianchi confessa: ”La sera dello scudetto del Napoli ero in pigiama. Mandai via la famiglia”

L’ex allenatore del Napoli, Ottavio Bianchi, ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Repubblica in cui ha raccontato alcuni dettagli sulla sua esperienza con la squadra partenopea.

Bianchi ha parlato della sera dello scudetto, rivelando di essere rimasto a casa in pigiama mentre il presidente Ferlaino lo ha costretto a fare un giro per la città. Ha ammesso di essersi isolato durante quel periodo, frequentando solo alcune persone di fiducia come il suo vice Casati, il direttore dell’albergo, l’amico Enrico Verga e il cuoco di Soccavo Raffaele. Ha anche sottolineato di aver mandato via la sua famiglia in quel periodo.

Parlando del suo passato come giocatore a Napoli, Bianchi ha affermato di dover molto alla città in termini di gusti e formazione culturale, citando esperienze come il teatro con la Melato e i concerti di Dalla.

Ha riconosciuto che Napoli gli ha insegnato a vivere, mangiare, vestirsi, leggere la storia e ascoltare la musica, arricchendolo e facendolo crescere come persona. Tuttavia, come allenatore, sapeva che la bellezza della città poteva essere pericolosa e tentatrice. Ha cercato di mettere in guardia i giocatori, le loro famiglie e le loro mogli, ma spesso non è stato ascoltato.

Infine, Bianchi ha parlato del Napoli attuale, espresso la sua fiducia nel rapporto tra il giocatore individuale e il collettivo. Ha elogiato il lavoro di Spalletti nel scoprire giovani talenti come Kvaratskhelia e Osimhen. Ha ricordato che anche nel primo anno di Maradona, nonostante i suoi 14 gol, la squadra ha lottato per evitare la retrocessione. Crede ancora nei fuoriclasse, ma ha sottolineato l’importanza anche di un allenatore abile come D’Artagnan per andare avanti.