«Quando sei un ex, sei sempre il nemico». Parole che risuonano forti nelle orecchie di chi ha assistito al ritorno dell’attaccante brasiliano al Bentegodi per affrontare l’Hellas Verona. E che fischi, ragazzi! Un vero terremoto sonoro che ha riempito l’aria, un coro di mugugni e insulti che ha messo in chiaro una cosa: da queste parti, il passato è un peso difficile da scrollarsi di dosso.
Non è solo un giocatore che torna, è il simbolo di una ferita aperta. “Non si scorda mai chi ha indossato quella maglia”, dicono i tifosi. E i veronesi lo sanno bene: per loro, quell’ex oggi è un traditore. Un fischio, due fischi, fino a diventare un’ovazione negativa che rimbomba nel petto di chi guarda, un modo per esprimere tutta la delusione di una storia che poteva essere diversa.
Il Bentegodi ha vibrato, gli spalti brulicavano di emozioni forti, di un’energia che solo i veri appassionati possono capire. “Siamo qui per far sentire la nostra voce”, ha dichiarato un tifoso con la sciarpa al collo, e come dargli torto? Ogni volta che l’attaccante toccava la palla, il pubblico lo accoglieva con un boato di fischi, un chiaro segnale che non c’è spazio per chi tradisce.
Eppure, sotto quella coltre di fischi, si nasconde anche una domanda: cosa avrebbero fatto, i tifosi del Napoli, se uno dei loro beniamini avesse tradito la fede per una maglia rivale? Ci porterebbe a discutere di patti, lealtà, e via dicendo. La passione, dicono, è un’arma a doppio taglio.
L’atmosfera era pesante, carica di tensione e di rivalità, e il grido del pubblico non lascia spazio a interpretazioni. A ciascun tocco, un messaggio chiaro: le ferite non si rimarginano facilmente, e gli ex sono sempre benvenuti… a patto che indossino il colore giusto. E qui, la questione si fa intrigante: il nostro attaccante avrà davvero superato la prova del Bentegodi? La rivalità si infiamma e noi siamo qui, pronti a discuterne. E voi, che ne pensate? È giusto così o si esagera? La palla passa a voi.
