Aleksander Ceferin, presidente della UEFA, ha sorpreso tutti con le sue dichiarazioni a La Gazzetta dello Sport. Ha messo l’imbarazzo davanti ai nostri occhi, difendendo a spada tratta Gabriele Gravina. Ma cosa ci si può aspettare da un personaggio che sembra più interessato a mantenere buoni rapporti che a tutelare il calcio italiano?
«Gravina sta facendo un ottimo lavoro», ha detto Ceferin con un tono che ha fatto storcere il naso a molti. Davvero? Ottimo lavoro? A Napoli, i tifosi faticano a digerire una gestione che sembra non ascoltare le loro richieste e che, anzi, appare sempre più distante dalle reali esigenze delle squadre. Le polemiche intorno alla Figc non si placano e i problemi nel sistema calcistico italiano, dal VAR ai rinvii delle partite, sembrano agrandire una voragine già preoccupante.
Non è solo questione di fondo: si tratta di passione. Ogni decisione presa dall’alto, ogni sentenza che viene emessa sembra più un tentativo di pacificare che non un atto di giustizia sportiva. E da Napoli, in particolare, è come se si sentisse il rumore di una bocciatura collettiva. La presunta “alleanza” tra Ceferin e Gravina brucia, e i tifosi azzurri non possono fare a meno di chiedersi se il protocollo da seguire sia stato redatto a Bruxelles piuttosto che sul nostro suolo.
La protesta cresce, e non è solo un fatto di popolo. È l’espressione di una frustrazione che attraversa ogni curva, ogni bar, ogni piazza della città. Si parla di un calcio che rispetti le sue radici, ma sembra che a Roma e Bruxelles si guardi più al business che alle emozioni. E chi ha vissuto la purezza di un Napoli che combatteva con il cuore sa bene quanto questo sia importante.
Non è solo una questione di scelte tecniche: si tratta di cuore e passione. La sensazione è che ci sia un abisso che separa chi è dietro il tavolo e chi, invece, vive il calcio con la maglia indosso. I napoletani vogliono sentirsi rispettati, vogliono che il loro grido di aiuto venga ascoltato. Ma chi ascolterà? Ceferin? Gravina? O ci ritroveremo a combattere una battaglia che non ci appartiene?
Quello che è certo è che il dibattito è acceso e non si spegnerà facilmente. Ogni voce conta, ogni opinione è valida e ogni critica deve essere espressa. E adesso, cari tifosi, cosa ne pensate? I nostri colori meritano un calcio diverso, o ci accontenteremo della mediocrità? La parola è vostra.
