Il VAR continua a far discutere e, dopo le ultime partite di Serie A, il dibattito è tornato in auge come un fuoco di paglia. Fulvio Collovati, ex campione del mondo, ha alzato la voce e si è scagliato contro queste tecnologie che, a suo dire, hanno tradito lo spirito del calcio. “Non possiamo accettare che il destino delle squadre venga deciso da un algoritmo”, ha tuonato.
E pensare che il Napoli, con le sue ambizioni di scudetto, si è visto influenzato da decisioni discutibili, vere e proprie beffe che hanno fatto infuriare i tifosi. Ogni volta che una palla viene analizzata al millimetro, il cuore dei napoletani batte forte. Ricordate il gol annullato che ha fatto esplodere l’ira di Maradona dal cielo? Le emozioni del San Paolo sono che non possono essere schiacciate da un monitor.
Il nostro Napoli, amato e vituperato, merita di essere trattato con rispetto. Ma il VAR si è trasformato in un tiranno che decide chi gioisce e chi è costretto a subire, alimentando tensioni e polemiche. Ogni errore è come un colpo al cuore. I fischi e i cori di protesta sono diventati un mantra nei nostri stadi: “Giù le mani dal Napoli!”
Quando poi si riesce a fare il lavoro impegnativo di entrare nella mente dei giocatori, si capisce quanto i fischi delle decisioni arbitrali possano influenzare il campo. La pressione si fa palpabile. Ma se il VAR non è in grado di fornire le risposte giuste, cosa ci rimane? Una fragilità che rischia di compromettere costruzioni importanti, come quelle che il Napoli ha forgiato negli ultimi anni.
Del resto, i tifosi non possono restare a guardare. Siamo noi quelli che torniamo a casa delusi, noi che viviamo ogni partita come una finale. Il nostro amore per la squadra è autentico e puro, ma le ingiustizie sono come spilli in un pallone gonfiato. La passione azzurra brucia, e a chi dice che il VAR sia solo una questione tecnica, rispondiamo con una frase che fa alzare il volume: “Il calcio è la vita, e la vita non può essere arbitrata!”
Quindi, tifosi, la domanda che ci porto è: come possiamo accettare che un tecnologia fredda decida del nostro destino? La partita è aperta e il dibattito è solo all’inizio. Fatevi sentire!
