Antonio Conte scaraventa una bomba: “Il secondo è il primo dei perdenti”. E i finti moralisti dalla memoria selettiva gli saltano addosso come avvoltoi.
Parole dure, eh? Quelle pronunciate dal nostro condottiero azzurro dopo una vittoria che sa di rivincita. Conte non le manda a dire, e fa bene. Perché questo carrozzone mediatico si scandalizza solo ora?
Ricordate quando allenava la Juve? Quei secondi posti che bruciavano come acido. Eppure, nessuno fiatava. Anzi, lo osannavano come un profeta. E all’Inter? Stessa musica, trofei in bacheca e silenzi complici.
Ora che siede sulla nostra panchina, a Napoli, tocca a lui squarciare il velo. Il Napoli di Conte non si accontenta di briciole. Basta podi amari, basta “quasi scudetti”. Vogliamo il primo posto, punto e basta.
“Non mi interessa essere il primo dei perdenti”, ha tuonato Conte in conferenza, occhi di fuoco. E ha ragione da vendere. In Serie A, chi arriva secondo piange per un anno intero.
Pensateci: quante lacrime juventine dopo quel famoso 2019-20? O interiste l’anno dopo? Ipocriti che strillano moralismo, ma applaudivano lo stesso Conte quando mordeva i talloni agli avversari.
Qui a Napoli ribolle il sangue azzurro. Con lui in panchina, sentiamo l’odore della gloria. Non più eterni vice-campioni. Conte ci ha promesso la guerra totale, e noi ci stiamo.
Ma ditemi voi, tifosi: è blasfemia dire che il secondo posto puzza di sconfitta? O è solo realismo crudo, quello che ci serve per vincere sul serio?
Fate casino nei commenti. Io dico che Conte ha acceso la miccia giusta. E voi?
