Napoli: Una Lotta Continua Contro le Disparità del Sistema
Quando si parla di Napoli, non si può ignorare l’immenso carico emotivo che la squadra e i suoi tifosi portano addosso. È una passione ardente che attraversa l’intero territorio campano, ma che si scontra spesso con un sistema calcistico che pare favorire sempre le stesse realtà. Recenti dichiarazioni del giornalista Michele Criscitiello riguardo l’esonero di De Zerbi dal Marsiglia, infatti, hanno riaperto vecchie ferite e rilanciato il dibattito sulla disparità che caratterizza l’Italia calcistica.
L’analisi di Criscitiello, pur avendo come obiettivo la situazione del Marsiglia, ha mostrato, volente o nolente, come il Napoli sia visto come un outsider, un “buono” che deve combattere contro i “cattivi” di un sistema che guarda altrove. L’esonero di De Zerbi non è solo un episodio di cronaca, ma un campanello d’allarme per tutti noi tifosi: il calcio non è solo uno sport, è un affare. E il Napoli, in questo contesto, si ritrova sempre a giocare con le carte già mescolate.
I tifosi azzurri provano un forte senso d’ingiustizia quando osservano le ricompense sproporzionate destinate ad alcune squadre del Nord, mentre il Napoli, nonostante i successi, viene sempre relegato a un ruolo secondario. Le parole di Criscitiello, che descrivono il mondo del calcio come “sottoposto ai capricci di una certa élite” non fanno altro che amplificare la voce di chi ogni domenica riempie gli spalti del Diego Armando Maradona. Ogni fischio, ogni coro, ogni striscione porta con sé l’eco di un’inevitabile verità: Napoli combatte contro un sistema che sembra deciso a non valorizzare le sue forze.
È impossibile non notare una divisione netta nei trattamenti riservati alle varie squadre. La Juventus, rediviva nella sua opera di lobbying, e l’Inter, fortemente sostenuta da una stampa che tende a giustificare ogni passo falso, sembrano quasi protetti da una sorta di “armatura” che il Napoli non ha mai avuto. Il direttore sportivo della Juventus, Fabio Paratici, e il suo omologo all’Inter, Giuseppe Marotta, sono i veri puppi di un teatro calcistico che, con la sua logica di mercato, penalizza una piazza così orgogliosa e appassionata.
E qui, i tifosi del Napoli si sentono presi in giro. Perché dopo le vittorie e le battaglie sul campo, arrivano sempre parole vuote che parlano di “rispetto” e “fair play”, ma che in realtà celano una ipocrisia che fa male. Dobbiamo ricordare che il Napoli non è solo una squadra, ma un intero ecosistema, un popolo che ha diritto al riconoscimento dei propri successi. Ogni dichiarazione che suggerisce che un’altra squadra meriti di più, rinfocola una rivalità che non si limita al campo di gioco, ma va ben oltre, infettando il modo in cui il calcio italiano viene percepito e valorizzato.
La questione è molto più profonda: i tifosi del Napoli sentono l’oppressione di un sistema che in un modo o nell’altro li esclude, mentre le voci di chi è al vertice sembrano sempre pronte a ghigliottinare sogni e ambizioni. Criscitiello ha toccato un nervo scoperto: l’assenza di una visione equa del calcio, dove tutti i club possano competere senza freni e forzature.
Ora, la palla passa ai tifosi: è fondamentale continuare a far sentire la nostra voce. Non è solo il risultato finale a contare, ma anche come ci si arriva. Come squadra, come popolo, continuiamo a resistere alle ingiustizie e ai favoritismi che danneggiano la bellezza di questo sport. Napoli merita rispetto e visibilità. È tempo che il sistema, finalmente, si accorga di noi non solo quando i risultati sono favorevoli. È ora di riscrivere le regole del gioco.
E ora, cari lettori e appassionati, che ne pensate? Siamo stanchi di essere relegati a un ruolo marginale, ritenete che il sistema calcistico possa cambiarsi a favore di una rivalità più sana? Discutiamone!
