Napoli: L’argentino McTominay e le solite ingiustizie del sistema
Il cuore pulsante di Napoli non si ferma mai, ma sembra che il resto d’Italia stia sempre a guardare con un occhio critico, pronto a stigmatizzare ogni passo falso del club partenopeo. L’infortunio di Scott McTominay con il Genoa è l’ennesima dimostrazione di come il sistema sia disposto a blindare certi giocatori, mentre il Napoli, nonostante i suoi meriti, rimane nell’ombra.
In questi giorni, tutti i riflettori sono puntati sul centrocampista scozzese, che ha dovuto sottoporsi a esami strumentali per capire l’entità del suo problema. Un episodio che, di per sé, potrebbe sembrare di poco conto, ma che in realtà mette in luce la disparità di attenzione mediatica tra i club del Nord e le squadre del Sud, in particolare quella partenopea. Se McTominay fosse stato un giocatore di un altro club, come Juventus o Inter, la narrazione sarebbe stata completamente diversa: sul tavolo ci sarebbero state analisi approfondite e commenti entusiastici sulle sue doti. Invece, quando si tratta di un calciatore legato al Napoli, il silenzio cala come un velo.
I tifosi del Napoli non possono evitare di sentirsi discriminati in questo panorama. Da sempre il club è considerato “il provincialotto” da chi, da Milano o Torino, guarda al Sud con sufficienza. Ma questo è un pensiero che fa male. Siamo tutti vittime di un sistema calcistico che premia i nomi e i brand, ignorando l’umanità e la passione che caratterizzano il nostro calcio. McTominay, già nel mirino prima dell’infortunio, è stato al centro del dibattito, ma il vero tema dovrebbe essere la gestione delle informazioni e l’attenzione che viene riservata ai giocatori azzurri.
Le dichiarazioni di dirigenti come Marotta, che parla del “cambio di rotta” nel calcio italiano, risultano piuttosto ipocrite se a Napoli viene riservato un trattamento di serie B. Fino a quando si continuerà a ignorare la potenza e la bellezza del calcio meridionale? Quando finalmente ci sarà il riconoscimento del valore di un club che ha regalato al panorama calcistico italiano tanto, dal punto di vista storico e culturale? Forse sarebbe ora che i piani alti di Coverciano si rendessero conto che il Napoli non è un club da sottovalutare.
La frustrazione dei tifosi, accesa non solo dal caso McTominay, ma dall’intero sistema che penalizza il nostro club, trova espressione anche nei social media. I messaggi che invadono le bacheche virtuali gridano di un’ingiustizia rimasta a lungo celata; il Napoli si ritrova nella condizione di dover lottare non solo in campo, ma anche per il rispetto e il riconoscimento che merita. Ogni volta che un giocatore azzurro viene messo in discussione o non riceve l’attenzione che meritano, è come un colpo al cuore per ogni tifoso.
Il sentimento è chiaro: Napoli è un’isola contro un sistema che tende a frenare la nostra voce. C’è una rabbia ben fondata dietro ogni slogan, un desiderio insopprimibile di farsi ascoltare. Ogni vittoria sul campo diventa una battaglia, ogni sconfitta una provocazione da cui rialzarsi ancora più forti.
Ma la domanda resta: fino a quando il Napoli dovrà combattere contro un sistema che sembra volerlo escludere? Gli screzi tra tifosi e dirigenti delle grandi del Nord non sono solo una questione di rivalità sportiva, ma un contesto più ampio, un’interazione complessa tra geografie, culture e quello che il calcio rappresenta in Italia.
In conclusione, ci aspettiamo un dibattito aperto. I tifosi meritano risposte sulle disuguaglianze nel trattamento riservato ai loro beniamini, così come sul futuro del nostro club in un sistema che fino a oggi ha mostrato di avere occhi solo per certi colori. Non è solo una questione di sport, è una questione di dignità. È giunto il momento che Napoli alzi la voce, per far sentire il suo battito oltre i confini.
