Napoli: Sconfitti dal Como, ma il vero avversario è il Sistema
La pioggia scura di tristezza e delusioni che ha avvolto il San Paolo dopo la sconfitta di ieri sera contro il Como è un sentimento condiviso da migliaia di tifosi partenopei. Stanislav Lobotka, visibilmente amareggiato, ha rappresentato il dolore collettivo: “Abbiamo dato il massimo, ma non è bastato”. Tuttavia, dietro la delusione per il KO ai rigori si cela una questione ben più profonda: la percezione di una disparità che continua a gravare sul Napoli, un bestione in lotta contro un sistema che sembra sempre più predisposto a ostacolare le nostre aspirazioni.
La Coppa Italia, competizione che dovrebbe essere terreno di lotta per tutte le squadre, diventa purtroppo il palcoscenico di una giustizia sportiva amaramente sbilanciata. Non è la prima volta che i partenopei si trovano ad affrontare una “giustizia” che, come un arbitro di parte, sembra prediligere determinate squadre, specialmente quelle del Nord, in particolare Juventus e Inter. Quest’ultima, spinta da una gestione eclettica e da una galleria di dirigenti d’eccezione come Marotta, continua a mangiare a tavola imbandita purtroppo da un sistema fortemente centralizzato.
La prestazione del Napoli in Coppa Italia ha messo a nudo la fragilità di un meccanismo che penalizza la nostra squadra. Quando sfida squadre come il Como, un avversario sulla carta meno temibile, ci si aspetta di vincere. Ma nel mondo del calcio, le sorprese sono sempre in agguato. È vero, la squadra di Spalletti ha commesso errori e ha mostrato debolezze che hanno portato a questa sconfitta. Ma quello che ha infastidito di più i tifosi è il modo in cui l’arbitro e VAR hanno gestito situazioni cruciali, contribuendo a dar vita a un clima di sfiducia.
Ci chiediamo: il Napoli deve sempre battersi per dimostrare il proprio valore? O l’idea che ci vuole piccoli e inferiori rimarrà sempre impressa dall’ombra delle compagini del Nord? Dobbiamo accettare passivamente il ruolo di Davide contro Golia? L’insoddisfazione è palpabile: molti tifosi sono stanchi di sentirsi dire che “ciò che conta è la prestazione e non il risultato”. Per noi, partenopei, il risultato deve arrivare, e non possiamo più considerarvi un mero prodotto di una narrativa.
Le affermazioni di Lobotka, insieme alla delusione manifestata dai nostri calciatori, risuonano come un grido di battaglia: “Dobbiamo fare di più”. Ma cosa significa, concretamente, “fare di più”, quando ogni passo in avanti sembra essere ostacolato da un sistema che premia le solite note?
È giunto il momento che i nostri dirigenti, attualmente concentrati su come offrire risposte ai tifosi, inizino a lottare non solo sul campo, ma anche davanti ai nastri della giustizia calcistica. Che le emozioni tossiche di un settore giovanile che fa fatica a decollare vengono combattute con la stessa passione che mettiamo in ogni partita! Dobbiamo muoverci da questo stato di impotenza e chiedere attenzione, affermando il nostro valore.
In questa battaglia contro il sistema, i tifosi sono il nostro miglior alleato. La dieci è più di una maglia, è un simbolo di unione. Ogni coro, ogni viaggio e ogni gesto sono espressione di un amore che non conosce paure. Così, mentre riflettiamo su questa triste sconfitta, non possiamo trascurare il contesto più ampio: il nostro Napoli deve restare unito e combattere. Per noi, per la città, ma anche per tutti coloro che vedono nel Napoli la speranza di un calcio diverso e libero dalle catene.
Chiediamo a tutti i nostri lettori e seguaci: fino a quando dovremo tollerare la narrazione che ci vede sempre sullo sfondo della scena? È ora di far sentire la nostra voce e di rivendicare ciò che ci spetta. Questa partita è solo l’inizio di una lotta più grande, una lotta che coinvolge non solo il nostro club, ma un’intera comunità. Napoli non è solo una squadra, è un simbolo di resilienza. Dobbiamo alzarci in piedi e dire: mai più!
