Napoli è in lutto. Oggi abbiamo perso una delle voci più autorevoli del nostro panorama sportivo: Franco Esposito, un nome che ha fatto la storia del giornalismo calcistico italiano. A 85 anni, se ne va un gigante, un uomo che ha raccontato le gesta del Napoli con una passione travolgente.
Chi non lo ricorda alle telecronache, capace di far vibrare le emozioni in ogni azione? “Il Napoli è una religione”, amava ripetere, e ogni parola trasmetteva l’amore sincero per la maglia azzurra. Franco non era solo un giornalista: era un tifoso come noi, uno che viveva il calcio con la pelle e il cuore.
La sua scomparsa segna un vuoto incolmabile, non solo per chi ha avuto il privilegio di ascoltarlo, ma anche per un’intera generazione di giovani giornalisti che cercano, nel suo stile incisivo, un modello da emulare. Il modo in cui raccontava il Napoli, in ogni vittoria e in ogni sconfitta, dava un senso di appartenenza che risuonava quotidianamente tra le strade di Napoli.
Franco Esposito ha saputo elevare il dibattito calcistico, mettendo in risalto non solo il gioco, ma l’anima della squadra, la sua storia e la sua gente. Che dire delle polemiche? Quelle non mancavano mai: la rivalità con le altre tifoserie, le interviste incendianti, le critiche ai mancati acquisti estivi… Insomma, un personaggio che ha acceso discussioni appassionate ovunque.
Oggi i social si riempiono di ricordi, ma è chiaro: anche il mondo del pallone sente la sua mancanza. La domanda è: come continueremo a raccontare il nostro amato Napoli senza la sua penna? Certo, nessuno potrà sostituirlo, ma ora più che mai abbiamo bisogno di avvocati del nostro amore calcistico.
Allora, tifosi azzurri, cosa ne pensate? Come porteremo avanti l’eredità di Franco Esposito? È tempo di discutere e ricordare chi siamo e cosa rappresentiamo. La parola ora è vostra.
