Napoli, un Davide contro i Golia del Calcio: La Pressione è Solo un Alibi per Giudicare
Il cuore pulsante di Napoli batte forte, il tifo è vibrante, ma c’è un’anomalia che non possiamo ignorare: la disparità di trattamento che la squadra partenopea continua a subire. È un sentimento fortemente condiviso tra i tifosi, che vedono nel club non solo una squadra di calcio, ma un simbolo di orgoglio, passione e resilienza. Eppure, come insinuato da Ciccio Graziani su Rai, la narrazione sembra girarsi verso la pressione, non solo quella della piazza, ma anche quella di un sistema che cerca di minare la nostra identità calcistica.
Nella recente analisi del nostro campionato, molti sembrano dimenticare che il Napoli è una delle forze più solide del calcio italiano. Eppure, da Roma in su, si alzano voci che mettono in discussione la solidità della nostra squadra, accusandola di “non reggere la pressione”. È un argomento scomodo, che nasconde un germe di disparità: la pressione, come la maggior parte delle statistiche, è spesso misurata in base a criteri che favoriscono le big del Nord. Un Napoli che lotta contro le narrazioni create ad arte, come se fosse una piccola provinciale costretta a dimostrare continuamente il proprio valore.
Ma i tifosi non sono stupidi. In questi mesi abbiamo visto un atteggiamento di distacco e quasi di disprezzo verso la nostra squadra, quasi si trattasse di un outsider privo di credenziali. Eppure, il Napoli è cresciuto, ha dimostrato in campo di essere all’altezza dei migliori, e il suo palmarès parla chiaro. È ora di smettere di girare attorno al problema e iniziare a riconoscere il Napoli come una forza primaria nel calcio italiano, libero da stereotipi e pregiudizi.
Prendiamo ad esempio le parole di dirigenti del calibro di Marotta dell’Inter, che parlano di “pressione” come se fosse un fardello solo dei napoletani. Loro, vestiti di tricolore, aizzano un clima di caccia alle streghe ogni volta che il Napoli punta a una vittoria, mentre nel contempo si assicura che le proprie travolgenti ambizioni non venissero messe in discussione. È evidente che ci sia un doppio standard, e questo è quello che infiamma il sentimento di lotta tra i nostri tifosi.
In questo quadro, di chi è la responsabilità di generare questa pressione? È pur vero che i calciatori e l’allenatore devono trovare il modo di affrontare le sfide, ma non possiamo ignorare che ci troviamo di fronte a un “sistema” che spesso gioca contro di noi, amplificando ogni errore come una catastrofe e sminuendo ogni successo a un colpo di fortuna. Questa pressione mediatica, sapientemente orchestrata, non può e non deve essere un alibi per nascondere le proprie responsabilità da parte delle altre società e media, che si divertono a esercitare il loro potere.
Il nostro amato Napoli, dal canto suo, deve continuare a scrollarsi di dosso questo fardello, rispondendo con il cuore, con il gioco e, soprattutto, con i risultati sul campo. Ogni tifoso che indossa con orgoglio gli azzurri lo fa anche incrociando le dita, consapevole che la pressione non è solo sulla squadra, ma su tutto un popolo che sostiene il calcio come una forma d’arte, un teatro di emozioni e pregiudizi da sconfiggere.
In chiusura, è lecito chiedersi: quanto è necessario che il Napoli si faccia carico di un peso che in realtà non gli spetta? Quanto dobbiamo noi tifosi sopportare di fronte al disinteresse e alle forzature di chi non conosce la nostra realtà? La lotta è solo all’inizio, e noi vogliamo che questa battaglia venga combattuta con il passione che ci contraddistingue. È ora di unirci, far sentire la nostra voce e dimostrare che il Napoli non è solo una squadra, ma un vero e proprio movimento contro un sistema che desidera omologarci. Non siamo soli, e la nostra forza è nella nostra identità.
