#CalcioInCrisis: Peppe Iannicelli alza la voce contro il VAR!
Nella calda aria partenopea, la voce di Peppe Iannicelli si leva come un’invocazione disperata: “Basta con il VAR!”. Lo storico giornalista di Radio Marte e Canale 21 si fa portavoce di una frustrazione che brucia nel cuore di tanti appassionati del gioco più bello del mondo, e lo fa con la passione di chi vive e respira calcio ogni giorno.
Un grido per il calcio
In un articolo pubblicato su giornaleria.it, Iannicelli esprime con fervore il suo appello: “Salviamo il calcio, spegniamo il VAR!” Le sue parole, dirette e senza fronzoli, risuonano come un tamburo nella notte: “Chi ama il gioco non può attendere un minuto di più. Torniamo a divertirci, a gioire delle emozioni che solo un fischio arbitrale può dare.” Il richiamo è perentorio, quasi come un rituale fra tifosi uniti, desiderosi di riassaporare la magia di una partita che non deve essere frammentata da interminabili attese per verifiche al monitor.
Rivoluzione o stagnazione?
Iannicelli non si fa scrupoli: “Basta VAR, non ne possiamo più di esultanze sospese, di protocolli incomprensibili.” La sua critica al sistema è netta, senza mezzi termini. “Il VAR era nato per rimediare a errori chiari e aperti, ma ha generato caos e ha tolto fiducia all’arbitro in campo. Un tradimento dei nobili intenti di trasparenza,” afferma, con il cuore colmo di rassegnazione. È come se vedesse la sua passione profanata da un sistema che prometteva di migliorare il gioco ma, alla fine, ha solo complicato tutto.
Il ritorno alle origini
Il suo desiderio di un ritorno a una gestione più genuina del gioco è chiaro: “È tempo di spegnere il VAR e aprire una nuova fase. Servono Stati Generali del Calcio!” Un appello alla comunità calcistica per stringersi attorno a un tavolo e ripensare insieme le regole. Iannicelli sogna un calcio meno burocratizzato, dove “pochissime regole siano semplici e comprensibili”. Ma finché ciò non accade, il suo messaggio è forte: “Niente VAR!”
Un futuro di passione
Conclude il suo intervento con una nota di nostalgia: “Preferisco l’errore arbitrale a questo strazio che confonde e sconcerta.” In queste parole c’è il battito di una comunità che ha bisogno di riscoprire il bello del dibattere delle controversie sul campo, piuttosto che sulle immagini al rallentatore. “È molto più divertente discutere del ‘fuorigioco di Turone’ che accapigliarsi per la vivisezione noiosissima di frame televisivi.” E mentre il pubblico si agita sugli spalti, noi tutti, in fondo, desideriamo solo una cosa: tornare a sentire l’adrenalina di una partita viva, senza freni e senza pause.
