L’Italia di Roberto Mancini è chiamata a scrivere un’altra pagina di storia, ma mentre ci si esalta per la vittoria contro l’Irlanda del Nord, il cuore dei tifosi azzurri è in subbuglio per un’insoddisfacente realtà: si parla più della sconfitta del Galles che del nostro trionfo. “Non possiamo sempre fare affidamento sugli altri”, ha tuonato un tifoso dal volto segnato dalla passione, e ha ragione.
Ma che fine ha fatto il sentimento di appartenenza? Siamo in finale playoff per il Mondiale, eppure sui social si accende più la discussione sulla ‘fortuna’ degli avversari che sui meriti della nostra Nazionale. Sembra che il successo non basti, che l’azzurro debba essere connotato da una rivalsa continua, come se la gioia per una vittoria non fosse sufficiente avendo come sfondo la disfatta altrui.
E allora, è giusto gettare la maschera e ammettere che il tifo moderno ha perso un po’ di epicità? Troppo spesso, il nostro entusiasmo sembra svanire se non c’è una controparte da schiacciare. “Vogliamo vincere con il cuore, non solo con i risultati”, ribadisce un altro tifoso, quasi pregando per una rivalità che ci faccia sentir vivi. Ma il vero punto è: quanto siamo disposti a scendere in campo, non solo sugli spalti?
Le polemiche nascono e si alimentano tra hashtag e commenti. L’Italia è di nuovo in lizza per il Mondiale, eppure la nostra anima calcistica sembra aver bisogno di rinfrescarsi. I giovanissimi, i cultori della tradizione, i nostalgici dell’era del grande calcio, si interrogano: che fine ha fatto quel “Noi siamo l’Italia”?
E così si rimescolano le carte. La sfida con l’Irlanda del Nord dovrebbe esaltare il nostro orgoglio, eppure in molti si concentrano sul fatto che il Galles è uscito di scena, quasi a cercare un miracolo di un avversario da battere. Ma non è ora di smettere di guardare gli altri? È tempo di chiedersi: siamo davvero felici per noi, o solo quando i nostri rivali perdono?
La vittoria dell’Italia deve essere il nostro canto, non una semplice eco nei festeggiamenti degli avversari. Mancini ha fatto un buon lavoro, ma il tifo deve accompagnare questa risalita con spirito e passione. È tempo di rialzare la testa e guardare avanti, senza più paragonarci agli altri. La sfida del Mondiale ci aspetta, e questa è l’unica cosa che conta.
La domanda è aperta: possiamo trovare la vera gioia nel successo della nostra squadra, senza bisogno di litigi e rivalità? Che ne pensate, tifosi?
