martedì, Febbraio 10, 2026

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In questi giorni, la città di Napoli è in fermento. L’onda d’urto delle prestazioni eccezionali della nostra squadra è stata ridimensionata da commenti che sembrano più attacchi che analisi. Ne sa qualcosa Rosario Fiorello, che durante la sua trasmissione “La Pennicanza” ha colto al volo l’occasione per accendere un faro sulla disparità di trattamento che il Napoli subisce quotidianamente, non solo in campo, ma anche nei media e nelle istituzioni calcistiche.

L’incapacità di vedere oltre il colore di una maglia, di non riconoscere l’assoluto valore della nostra squadra, è un’esperienza che i tifosi partenopei vivono con una mix di rabbia e delusione. In un momento storico in cui il Napoli sta dimostrando di avere tutte le carte in regola per competere ai massimi livelli, le attenzioni sembrano concentrarsi su altre realtà, senza mai darci il giusto credito. Ma perché il Napoli deve sempre lottare contro i mulini a vento?

La narrazione prevalente tende a esaltare le gesta di club come la Juventus e l’Inter, mentre il nostro amore per il calcio viene spesso relegato a un secondo piano. Fiorello ha centrato il punto: l’immagine del Napoli è spesso distorta, ridotta a una caricatura che non rende giustizia alla passione dei suoi tifosi. Siamo stanchi di vivere nel riflesso di una montatura che premia il potere e i privilegi di chi ha, da sempre, dominato il palcoscenico calcistico italiano.

Non vogliamo sentirci i “dannati” della Serie A, ma i veri protagonisti. Ogni punteggio, ogni gol, ogni vittoria dovrebbe risuonare come un inno alle nostre capacità. Alle altre squadre, s’intende, piace quando parliamo di tradizione e rivalità, ma quando si tratta di Napoli, sembra che il discorso cambi. Le parole del direttore sportivo dell’Inter, Giuseppe Marotta, recenti e mai disattese, sembrano alludere a una bolla che ingabbia il Napoli nel suo brio e nel suo ardore. La sua affermazione sul “presto cambiamento” del Napoli suona quasi beffarda: perché mai dovremmo cambiare chi siamo, quando ciò che ci rende unici è proprio la nostra autenticità?

I tifosi del Napoli, con la loro passione dirompente che infiamma le strade di questa città, si sentono messi alle strette. Ogni critica, ogni dubbio sollevato da chi sta seduto a tavolini lontani, è come un colpo per noi. Questa non è solo una questione di punti in classifica, ma di rispetto e riconoscimento: il Napoli è una potenza, non un’appendice del campionato.

La lotta è culturale, oltre che sportiva. Parliamo di un “Napoli contro il sistema”, un concetto che risuona forte in ognuno di noi. Da un lato ci sono i grandi club, sempre pronto a giocare a carte scoperte, rinfocolando rivalità che non ci appartengono, dall’altro ci siamo noi, a lottare con ogni fibra per un dignitoso riconoscimento. E la cosa più triste è sapere che nella storia del calcio italiano, il Napoli è stato spesso relegato nel ruolo di comparsa, per merito della narrazione dominante.

Siamo un popolo appassionato e orgoglioso, in grado di accogliere e celebrare le vittorie, ma anche di interrogare i sussurri di disparità che si annidano nel gioco. Non possiamo permettere che il nostro sogno venga soffocato da scosse di assestamento perpetue. I tifosi napoletani meritano di vedere il loro amore per il Napoli alimentato da un trattamento pari rispetto agli altri e dall’attenzione che la squadra si è guadagnata sul campo.

In chiusura, è giunto il momento di alzare la voce. Gli appassionati, i veri custodi di questa passione, devono riunirsi e alzare lo sguardo, affrontando il guanto di sfida che ci viene lanciato. Napoli non è solo una maglia, non è solo una città: è un sentimento vivo! La diversità di trattamento non fa altro che rinfocolare la nostra determinazione a dimostrare che, nonostante tutto, siamo qui per restare. Dobbiamo unire le forze e rimanere uniti nel sostegno alla nostra squadra, perché il Napoli non lotta solo contro le avversarie, ma contro un sistema che, troppo spesso, sembra dimenticare il cuore pulsante del nostro calcio. E con la nostra passione e il nostro orgoglio, non ci arrenderemo.

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