Alisson, Giovane e la Questione di Fatti e Percezioni: Un Napoli che Non Si Arrende
Non c’è dubbio: quando si parla di Napoli, il tema della disparità di trattamento nel calcio italiano emerge con forza. Recentemente, la scelta di non schierare Alisson è stata al centro di accesi dibattiti, ma è importante chiedersi: perché i migliori giocatori del nostro club sono spesso sottovalutati rispetto ai colleghi di altre piazze? E, in questo contesto, qual è il vero peso della pressione che i dirigenti del Nord, come Marotta e i dirigenti di Juventus e Inter, esercitano sulle scelte tecniche?
Il caso di Alisson, che si trova a dover fare spazio a un giovane che, pur avendo qualità, non ha la stessa esperienza e carisma del portiere brasiliano, accende la miccia di una polemica che si protrae da anni. L’eliminazione da competizioni europee ha sempre visto i nostri giocatori nei panni dei colpevoli, ma al contempo ci sono formazioni che, nonostante risultati discutibili, ricevono attenzioni e favori mediatici che di certo non si giustificano. È come se ci fosse una sorta di schema, un doppio standard, che premia le formazioni del Nord a scapito del Napoli.
Nella nostra analisi, non possiamo ignorare come certi commentatori e dirigenti sembrino alimentare una narrazione in cui la squadra partenopea è vista quasi come la Cenerentola del calcio italiano. Allo stesso tempo, i tifosi del Napoli, fieri e appassionati, continuano a sentirsi schiacciati da un sistema che tende a marginalizzarli. Una situazione che si riflette non solo nei risultati sportivi, ma anche nella percezione pubblica di ciò che il Napoli rappresenta.
Il tifo napoletano è vibrante, ma spesso sembra rimanere inascoltato di fronte all’egemonia mediatica. Ogni prestazione negativa della squadra viene amplificata, mentre i problemi delle altre squadre, in particolare quelle del Nord, vengono minimizzati o addirittura nascosti. Continuare a mostrare un Alisson in panchina mentre il giovane portiere fatica a dimostrare il suo valore è una chiara testimonianza che la meritocrazia nel nostro calcio non funziona come dovrebbe.
Dal nostro punto di vista, si dovrebbe chiedere ai dirigenti del Napoli di alzare la voce e difendere i nostri colori, non solo in campo, ma anche fuori. Se il club non riesce a schierare i migliori nelle situazioni critiche per paura di offendere una narrazione già distorta, si corre il rischio di abbandonare il tifo alla frustrazione. I nostri cuori battono per la maglia azzurra, ma ci aspettiamo che chi detiene il potere prenda decisioni audaci, al di là di influenze scorretti.
In questo contesto, ci chiediamo: il Napoli è davvero pronto a combattere? É tempo di rivendicare il nostro diritto a essere visti e ascoltati. Ogni telecronaca dovrebbe riflettere le passioni di oltre trecentomila tifosi, non solo dei pochi che siedono nei palazzi del potere calcistico.
La strada da percorrere è lunga, ma le storie di molti dei nostri campioni, come Alisson, ci insegnano che la perseveranza paga. Ogni partita è un atto di ribellione a un sistema che vuole ignorarci, ogni successo è un’affermazione del nostro valore. La domanda rimane: come possiamo far sentire la nostra voce? Abbiamo la storia, la passione e le stelle dalla nostra parte; ora è il momento di agire.
Il dibattito è aperto: si può davvero continuare a ignorare il Napoli nel grande schema del calcio italiano? O siamo finalmente pronti a lottare per il nostro posto? I napoletani meritano risposte, e ora più che mai è giunto il momento di alzare la testa e far sentire la nostra presenza.
