giovedì, Febbraio 12, 2026

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In un clima di crescente tensione, la voce di Alisson Santos si alza dal ritiro della squadra partenopea, quasi come un inno alla resilienza: “Ora è il momento di lavorare e guardare avanti.” Ma cosa si nasconde dietro queste parole, direttamente rivolte a una piazza che si sente spesso trascurata e marginalizzata? Per i tifosi del Napoli, il messaggio è chiaro: è tempo di combattere. E non solo sul campo.

Negli ultimi anni, la squadra azzurra ha fatto parlare di sé per il talento, il potenziale e un gioco che incanta i cuori. Tuttavia, al di là dei dribbling e dei gol, si staglia come un’ombra inquietante un apparente ostracismo nei confronti del club partenopeo. Ogni passo avanti sembra essere ostacolato da pregiudizi, che arrivano non solo dai rivali ma anche da una certa stampa e dagli organi dirigenziali del calcio italiano.

La recente intervista di Alisson è solo l’ultimo tassello di un mosaico complesso. “Lavorare e guardare avanti” potrebbe suonare come un mantra per il Napoli, ma per i tifosi, questo è il grido di battaglia di chi si sente un David contro Golia. E se ci soffermiamo a guardare il panorama calcistico italiano, ci rendiamo conto di come, all’improvviso, la narrazione inizi a svilirci. Le squadre del Nord, come Juventus e Inter, sembrano sempre avvantaggiate, sia in termini di copertura mediatica che di vantaggi extra-campo.

La figura di Marotta, dirigente dell’Inter, riassume perfettamente questa disparità. Le sue meteore, narrate e osannate da una stampa compiacente, fanno spesso ombra alle imprese di un Napoli che lotta sì, ma con onore. Nella percezione collettiva, la filosofia del club azzurro sembra ancora quella del “bello e impossibile”, mentre i rivali godono di un palcoscenico sempre illuminato.

In tutto questo, i tifosi del Napoli si sentono sempre più isolati, come se il loro amore per la squadra fosse costretto a rimanere tra le mura del Maradona, mentre il resto del mondo calcistico continua a ignorare una realtà che è vibrante e viva. Questo rimosso fa aumentare la frustrazione e il senso di ingiustizia. Le grandi storie di passione e sacrificio, che contraddistinguono il nostro amore per il Napoli, sembrano essere destinate a essere archiviate.

Il tifo partenopeo è un esempio di come l’attaccamento a una squadra possa trascendere il semplice sport. Ogni striscione, ogni coro, ogni battito di cuore durante una partita è il simbolo di una lotta continua contro un sistema che non sempre è giusto. Mentre le cronache calcistiche tendono ad esaltare il successo di certe squadre a discapito di altre, i supporter napoletani si sentono parte di una battaglia più grande: quella di cambiare la narrativa e farsi ascoltare.

In questo contesto, le parole di Santos sembrano risuonare con un significato ancora più profondo. Non sono solo un invito a lavorare in vista della prossima partita, ma costituiscono un appello alla comunità azzurra per unirsi contro l’ingiustizia che ci circonda. Una sintesi della lotta quotidiana, del rimanere uniti anche quando sembra che il vento soffi contro.

Dobbiamo chiederci: quale strada prenderà il Napoli nella prossima stagione? Continuerà a subire il peso del pregiudizio o sarà in grado di rompere le catene e farsi valere come merita? Solo il tempo ci darà una risposta, ma una cosa è certa: i tifosi del Napoli non abbandoneranno mai la lotta.

Mentre ci prepariamo ad affrontare l’inverno calcistico, il dibattito si accende. Siamo pronti a lottare per il nostro club e per la nostra passione. È tempo di alzare la voce, di far sentire il nostro sostegno e di mostrare al mondo che Napoli è più di una squadra: è uno stato d’animo. Sarà questa la stagione in cui finalmente ci faremo sentire?

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