Incendi sul Vesuvio domati in extremis una preoccupante routine estiva che esige interventi radicali

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Incendio sul Vesuvio: una ferita aperta per Napoli, tra disastri e lezioni ignorate

Il Vesuvio, simbolo indomito della nostra Napoli, è di nuovo in fiamme: otto anni dopo l’ultimo disastro, un incendio ha devastato 120 ettari della riserva Tirone, un colpo al cuore per chi vive di passione partenopea. Non è solo natura che brucia, ma l’anima di una città che dovrebbe imparare dai suoi errori, come quando il Napoli inciampa in partite decisive per mancanza di visione.

Operatori forestali, volontari della Protezione Civile e canadair hanno lavorato senza sosta per domare le fiamme su tre fronti, raffreddando il terreno e salvando quel che resta. “Invoca rigore nelle bonifiche”, ha dichiarato il Colonnello Marilena Scudieri dei Carabinieri Forestali, un richiamo che suona come un fischio arbitrale mancato: se solo ci fosse lo stesso rigore nelle politiche ambientali quanto nei dibattiti sul campo.

Intanto, “sottolinea l’importanza del coordinamento negli interventi”, come ha precisato Luigi D’Angelo della Protezione Civile, un monito che fa eco alle stagioni del Napoli, dove un centrocampo disorganizzato costa trofei. Volontari da tutta Italia monitorano l’area, mentre due procure indagano sulle cause – chissà se troveranno colpevoli più veloci della difesa azzurra.

Questo non è solo un dramma ecologico, ma un campanello d’allarme: paragonato ad altri club, il Napoli ha sempre saputo risorgere da ceneri calcistiche, ma Napoli città? Deve smetterla di ripetere gli stessi sbagli, o finirà come una squadra senza anima. Ai veri tifosi, che conoscono il valore delle radici, chiediamo: è ora di proteggere il nostro Vesuvio come un trofeo sacro.

A riportarlo è RaiNews.