Napoli, Insigne e il Giallo della Convocazione: Un Sordido Gioco di Potere?
È difficile rimanere indifferenti di fronte a quanto accaduto di recente con Lorenzo Insigne. Non convocato dal Pescara per la trasferta di Cesena, l’ex capitano del Napoli risulta ai margini di un sistema calcistico che sembra sempre più orientato a marginalizzare la nostra squadra partenopea. È il momento di chiederci: perché il Napoli deve sempre combattere contro l’inevitabile corrente di discriminazione che pervade il nostro campionato?
Il comunicato ufficiale del Pescara ha lasciato molti tifosi increduli, sebbene non fosse una sorpresa totale. Insigne, bandiera di un Napoli che ha saputo eccellere in serie A e in Europa, ora si trova a essere solo un’ombra del suo valore, escluso da una convocazione che sembrerebbe scontata per qualsiasi altro giocatore con il suo pedigree. Questo episodio è solo l’ultimo di una lunga serie di situazioni in cui il Napoli si sente messo all’angolo da una sorta di ostilità sistemica.
Pur riconoscendo le difficoltà di un calciatore che non gioca regolarmente, l’assenza di Insigne desta interrogativi più ampi. I tifosi del Napoli hanno da tempo la sensazione che il loro club venga giudicato con criteri diversi rispetto ad altre formazioni, specialmente quelle del Nord. La Juventus, l’Inter, persino il Milan, godono di un trattamento privilegiato, che sembra alzare barriere invisibili per chi indossa la maglia azzurra. È una percezione costante, alimentata dagli alti e bassi di un campionato dove, se sei di Napoli, ogni passo è più complicato.
Тra le righe della polemica calcistica, emerge chiaramente il sentimento di una città in fermento, un popolo che vive di sport e che non può accettare passivamente il ruolo di come “outsider” in una corsa che dovrebbe essere equa. I dirigenti, gli allenatori e anche i media sembrano ignorare il valore storico e culturale che il Napoli porta con sé. Le parole di Marotta, dirigente della Juventus, sul valore di mercato dei giocatori partenopei, sembrano essere un modo velato per minimizzare il potenziale della squadra, mostrando un’arroganza e una superiorità che il Sud deve continuamente combattere.
Analizzando la situazione, ci si domanda se il Napoli e i suoi giocatori, come Insigne, possano davvero aspirare a un trattamento diverso, a una considerazione che non sia influenzata da quest’idea preconcetta di inferiorità. È come se il percorso del Napoli fosse un cammino sempre in salita, dove anche le vittorie storiche non sembrano bastare a ottenere rispetto. Ciò alimenta un sentimento di rivalsa tra i tifosi, che si sentono in dovere di difendere non solo la squadra, ma anche un’identità che è spesso messa in discussione.
La storia ci ha insegnato che il Napoli, lungi dall’essere un semplice club di calcio, rappresenta una vera e propria battaglia culturale e sociale. La frustrazione per l’evidente disparità di trattamento è palpabile, e ogni occasione di vittoria non è solo un trionfo sportivo, ma un affermazione di dignità per un’intera comunità. Napoli non è solo una squadra; è un movimento, una lotta contro un sistema che a volte sembra voler colpire più l’animo che i risultati sul campo.
La chiusura di questo dibattito è necessariamente aperta e stimolante: i tifosi dell’azzurro stanno prendendo coscienza del loro ruolo. Siamo pronti a difendere il nostro colore, non solo per vincere sul campo, ma per essere riconosciuti. E nel momento in cui Insigne, il simbolo della nostra storia recente, viene escluso, non possiamo fare a meno di chiederci chi realmente stia definendo le regole del gioco. È giunto il momento di unirci e far sentire la nostra voce, per lottare contro ogni disparità che possa ancora esistere. Napoli contro il sistema, sempre e comunque.
