sabato, Gennaio 10, 2026

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Lichtsteiner racconta il piacere dello scudetto 2018 e la curiosa storia dello scudetto perso in albergo da Sarri

Quando la Juventus dominava l’Italia e un ex terzino si sfoga tra aneddoti e retroscena: “Quei giorni con Conte erano un inferno, ma vinciamo perché siamo i migliori” #SerieA #Juventus #Calcio

L’ex terzino della Juventus ha finalmente deciso di mettere sul piatto ricordi e qualche veleno, svelando cosa si respirava dietro le quinte di una squadra che ha davvero fatto la storia del calcio italiano. Tra allenamenti massacranti e un clima da battaglia, ha confessato cosa vuol dire vivere la pressione di chi deve vincere a tutti i costi.

Raccontando gli allenamenti con Antonio Conte in panchina, il giocatore ha rivelato che “Quei giorni con Conte erano un inferno”: un mix di rigore maniacale e richieste impossibili, dove la parola d’ordine era solo una, vincere. Nessuno scherzava, nessuno si risparmiava, ogni seduta era un banco di prova per nervi e muscoli.

Ma il pezzo forte delle sue rivelazioni riguarda lo scudetto del 2018, titolo che non è mai stato semplice da conquistare. Il calciatore ha sottolineato senza peli sulla lingua che “vinciamo perché siamo i migliori”, una frase che non lascia spazio a dubbi: la Juventus in quegli anni non si faceva certo mettere i piedi in testa, dominava senza pietà un campionato spesso più povero di idee che di polemiche.

Dietro la fama di gruppo solido, si nascondono tensioni e fuochi nascosti. L’ex terzino non ha avuto paura di mettere in luce quei giorni duri, ricordando come spesso, più che una squadra, sembrasse un campo di battaglia dove solo i più forti riuscivano a sopravvivere. Allenamenti durissimi, motivazioni esagerate e il costante inseguimento di un traguardo che per molti altri club resta un miraggio.

Insomma, un quadro a tutto tondo di cosa significhi vivere in prima persona la pressione di essere il top d’Italia, dove il confine tra successo e stress è così sottile da rendere ogni giornata un’incognita. E se la Juventus ha tenuto salda quella corona, lo si deve anche a quella mentalità cazzuta, a quegli allenatori che non mollano mai e a quei giocatori pronti a soffrire insieme per un unico grande obiettivo.