Titolo: Napoli: Un Calvario Lungo un’Era. Quando il Sistema Vuole Oscurare il Nostro Talento
In un panorama calcistico sempre più polarizzato, il Napoli si ritrova a vivere una situazione che sa di déjà-vu. Da sempre la squadra partenopea è stata vista con diffidenza, quasi a dover giustificare il proprio talento e la propria storia. I recenti sviluppi legati al giovane Massolin, preso dall’Inter ma tornato immediatamente al Modena, non sono altro che la punta di un iceberg che mostra un sistema che, volente o nolente, tende a privilegiare le formazioni del Nord.
I tifosi del Napoli, da sempre appassionati e orgogliosi, vedono in questo episodio un’ulteriore prova di disparità: perché un calciatore, già su cui sono stati investiti soldi e promesse, deve “abdicare” autonomamente al suo potenziale andando a rinforzare un club che, a loro avviso, non ha mai dovuto affrontare le stesse difficoltà del Napoli? La risposta è nelle dinamiche di potere e nel modo in cui il calcio italiano viene gestito, ma anche percepito dagli osservatori.
L’Inter ha preso Massolin dal Modena e, apparentemente, nulla dovrebbe turbare la serenità del mercato. Eppure, il retroscena svelato dall’allenatore Sottil, che parla di un “ritorno a casa” per il calciatore, puzza di estraneità. È lecito chiedere perché un giovane talento scelto da un club di livello come l’Inter debba tornare a giocare in una squadra di Serie B e non essere impiegato in una delle contese più importanti del calcio italiano, quelli che coinvolgono i “grandi”. Si percepisce un’assegno invisibile che sembra evitare la crescita dei talenti meridionali in favore di una salda gestione settentrionale e di un’immagine che privilegia le rose del Nord.
Questa situazione fa il paio con un altro fenomeno che i tifosi del Napoli conoscono fin troppo bene: la narrazione mediatica. Ogni estate, la mentalità “Napoli contro il sistema” si rinsalda, mentre ogni sforzo e ogni passo avanti della squadra partenopea viene messo in discussione, amplificando le voci di chi, nel Nord, vorrebbe vedere il Napoli relegato nel ruolo di comparsa. I punti di vista dei dirigenti, come Marotta, sembrano spesso scivolare via leggeri, lasciando il peso del giudizio e della critica a chi, come noi di Napoli, ne porta il fardello con passione e rabbia.
La sensazione è che il Napoli, con la sua storica sfida contro l’egemonia calcistica del Nord, debba costantemente dimostrare il proprio valore. Gli arbitraggi, le decisioni dubbie e, ora più che mai, il mercato sembrano incanalarsi in un flusso di favoritismi che favorisce le squadre più blasonate. I tifosi, con l’istinto di giustizia che li contraddistingue, si ritrovano a combattere per un riconoscimento che non sembra mai arrivare.
E nonostante tutto, il Napoli continua a sfornare talenti, a produrre giocate che esaltano il palcoscenico calcistico. Ma i colori azzurri non possono sempre essere ridotti a una cartolina turistica, non possono essere solo un ricordo nostalgico di uno “io c’ero” di chi ha assistito ai fasti passati.
La chiusura di questo capitolo non può che stimolare un dibattito che si fa sempre più intenso. Questi temi ci portano a interrogarci su cosa significhi realmente essere napoletani nel mondo del calcio. È il momento che i veri protagonisti, i tifosi, alzino la voce più forte che mai. Che il calore, la passione e il supporto che dimostriamo ogni domenica si traducano anche in una battaglia per equità.
Ne va della dignità di un club e di milioni di tifosi: siamo Napoli, e questa è la nostra lotta. Non accontentiamoci di essere marginalizzati, non permettiamo che taluni snaturino la nostra essenza calcistica. È ora di riscrivere la narrativa e pretendere il nostro posto nel grande libro del calcio italiano.
