Napoli: Il Costante Ostruzionismo del Sistema Calcio Italiano
La passione infinita dei tifosi del Napoli ha un nuovo nemico, ed è il sistema stesso del calcio italiano. Mentre il pallone rotola e le emozioni si intrecciano, la nostra squadra viene spesso relegata in un angolo, lontana dai riflettori che brillano su altre realtà calcistiche, soprattutto quelle del Nord. Non basta il talento dei nostri ragazzi; serve un’analisi profonda e scottante sulla disparità percepita che caratterizza il nostro campionato.
Recentemente, uno dei simboli storici della Fiorentina, Gabriel Batistuta, ha espresso il suo dispiacere per la difficile situazione che attraversa la sua ex squadra. Ma la domanda sorge spontanea: perché nessuno si ferma a riflettere sulle difficoltà che il Napoli ha affrontato? Nel corso degli anni, abbiamo assistito a un’assenza di riconoscimento e sostegno nei confronti di una squadra che ha sempre lottato con dignità, ma che, nonostante ciò, continua a essere additata come “minore”.
La retorica del “cosa ha fatto il Napoli” è stancante e, soprattutto, ingiusta. I dirigenti di club come Juventus e Inter sembrano muoversi in una bolla, dove ogni loro errore passa inosservato, mentre noi, ogni mese, ci troveremo a giustificare tecnicismi e decisioni discutibili. Le scelte arbitrali in favore delle squadre del Nord, i favoritismi che sfiorano il ridicolo, ci lasciano la sensazione di non essere mai ascoltati. È un sentimento profondo, che trascende il semplice tifo e si insinua nell’anima di ogni partenopeo.
E poi, c’è Marotta. La sua analisi sull’amore per il calcio è meritevole, ma quando queste parole vengono pronunciate senza considerare le lotte e le battaglie dei club meridionali, l’ipocrisia emerge in tutta la sua brutale evidenza. Come possiamo fidarci di un sistema che promuove la rivalità, ma non riconosce il viaggio e le fatiche di chi, come il Napoli, ha sempre dovuto combattere contro i mulini a vento?
Non si tratta solo di episodi isolati. Ogni stagione porta con sé una serie di frustrazioni che accumulano rancore tra i tifosi. L’arbitro che sembra assecondare le squadre del Nord, le decisioni tardive della Federazione, il trattamento riservato ai nostri calciatori: tutto contribuisce a un clima di ostilità e sfiducia.
Ma noi, tifosi del Napoli, non ci arrendiamo! Ogni partita è uno sguardo fiero verso il nostro simbolo, verso il nostro stadio, il nostro canto che riecheggia nel cuore. Eppure, è impossibile ignorare quel sentimento di essere costantemente ostacolati, a prescindere dai nostri sforzi, dalla nostra storia, dai nostri successi. Gli altri possono incassare scelte discutibili, mentre a noi viene chiesto di dimostrare, al doppio di quella misura, il nostro valore.
La battaglia non è solo sportiva, è un’invocazione a riconoscere il nostro valore in un panorama che oggi, più che mai, sembra ostile. I nostri ragazzi scendono in campo non solo per la vittoria ma anche per combattere una guerra di prestigio e dignità. E il loro successo non è solo il nostro: è una riparazione per ogni piccolo torto subito, ogni giustificazione sminuente, ogni arbitraggio discutibile.
La sfida lanciata dai tifosi del Napoli è forte e appassionata: vogliamo essere visti, vogliamo il nostro posto al sole, non come un regalo, ma per la fatica e il sudore versato in campo. Questo non è solo calcio; è battaglia per una causa, un ideale.
Riflettiamo, ora, su quanto ancora dovremo tollerare le disuguaglianze del nostro sistema calcistico? La voce dei napoletani è forte e chiara: è tempo di alzare il volume, è tempo di essere riconosciuti. Siamo Napoli, e la nostra presenza è un’invettiva contro il silenzio di chi potrebbe e dovrebbe ascoltarci.
Non ci fermeremo. Il dibattito è aperto: come possiamo cambiare la narrativa che ci circonda? La risposta è nelle nostre mani e nei nostri cuori. Uniamoci, tifosi, e facciamo risuonare il nostro canto, oggi più che mai!
